Rubava i cappelletti alla cognata: condannata
Carpineti (Reggio Emilia), 20 febbraio 2026 – Avrebbe svuotato sistematicamente il freezer della cognata, sottraendo chili di cappelletti e tagli di carne pregiata per un valore di diverse centinaia di euro. Si è concluso con una condanna a un anno e nove mesi di reclusione il processo a carico di una 63enne, imputata per furto in abitazione ai danni della parente. I fatti contestati risalgono al 2020, ma affondano le radici in una convivenza difficile all’interno del complesso di famiglia a Carpineti, un immobile suddiviso in tre unità dove risiedeva anche l’anziano padre e che la vittima utilizzava come casa di villeggiatura. Approfittando dei periodi in cui l’alloggio della vittima rimaneva chiuso, anche a causa della pandemia, l’imputata - che viveva nello stesso stabile - si sarebbe introdotta nell’appartamento facendo razzia di generi alimentari, impadronendosi della pasta e della carne presenti nel freezer.
Sospettando i furti, nel luglio 2020 la proprietaria decise di installare alcune telecamere di sorveglianza: i filmati mostrerebbero la 63enne entrare con i guanti e un borsone, per poi uscirne poco dopo. Tuttavia, la difesa ha contestato la chiarezza dei video, sostenendo che non si vedrebbe mai la donna intenta a prelevare cibo dal freezer, né la sua uscita dall’abitazione con la borsa chiaramente piena.
Il mistero delle chiavi
Altro punto controverso riguarda il possesso delle chiavi: secondo la vittima, la cognata le sottraeva furtivamente dall’abitazione del padre, mentre l’imputata ha sempre dichiarato di averle avute legittimamente tant’è che non le ha poi mai dovuto restituire. I rapporti tra le due erano da tempo logorati: «Non ci parlavamo nemmeno», ha riferito in aula la persona offesa. Prima della denuncia erano stati tentati accordi stragiudiziali senza esito, ma di fronte a quello che è stato definito un ’muro’ opposto dalla 63enne sulla richiesta di risarcimento, la vicenda è quindi approdata direttamente davanti ai Carabinieri.
L’inchiesta e il percorso giudiziario
Il percorso giudiziario è stato tortuoso: inizialmente il pm Maria Rita Pantani aveva chiesto l’archiviazione, ma dopo due opposizioni presentate dal legale di parte civile, l’avvocato Tommaso Barbieri di Modena, nel 2022 si era arrivati all’imputazione coatta. Il procedimento, caratterizzato da una lunga istruttoria, si è concluso ieri in primo grado. La giudice Michela Caputo ha condannato la donna con concessione delle attenuanti generiche, disponendo inoltre il risarcimento del danno in sede civile e il pagamento delle spese legali.
