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La diga si farà sul versante reggiano

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11.04.2026

Avanza il progetto della Diga di Vetto, con la scelta del versante reggiano

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Si realizzerà la diga alla stretta di Vetto insieme alle azioni sinergiche integrate, ritenute però da sole insufficienti a garantire il fabbisogno idrico. Ciò azzererà il deficit delle province di Reggio e Parma. Ieri il Consorzio di Bonifica dell’Emilia Centrale, stazione appaltante per gli studi sull’invaso dell’Enza, ha pubblicato il documento conclusivo che raccoglie, tra l’altro, le risposte alle osservazioni e alle proposte presentate da enti e comitati sul progetto della diga: 48 note. Il documento comprende anche 28 allegati.

Migliaia di pagine di analisi relative a tutti i fattori, da quelli ambientali a quelli economici, riferiti alle tre ipotesi iniziali: diga a Vetto, diga alla stretta delle Gazze oppure nessuna diga. Al termine dell’esame tecnico di questa imponente mole documentale, la Bonifica ha individuato come "soluzione maggiormente idonea al soddisfacimento dell’attuale deficit idrico" la realizzazione delle azioni sinergiche integrate con l’invaso a Vetto. Una localizzazione che emergeva come migliore già dal Docfap, il documento di fattibilità delle alternative progettuali, presentato nel corso del dibattito pubblico coordinato dal dottor Andrea Pillon.

La scelta, avallata mesi fa anche dal commissario straordinario Stefano Orlandini con il suo secondo Decreto, prevede "un invaso di circa 86 milioni di metri cubi di acqua, di cui 70 regolabili, destinati a usi irrigui, idropotabili e industriali, garantendo al contempo il rilascio del deflusso minimo vitale". Ora dovrà essere sviluppato il Progetto di fattibilità tecnico-economica (Pfte). Lo ‘scenario Vetto’ presenta un volume regolabile e un volume totale superiori. I costi complessivi sono molto elevati: circa 350,478 milioni di euro. La durata totale delle opere stimata è di 9 anni: 4 e mezzo per progettazione, pareri, approvazioni e gara, più altri 4 anni e mezzo per lavori e collaudo. L’allegato 28 è una Relazione di sintesi intitolata: "Definizione dell’alternativa da sviluppare nel Pfte". I fabbisogni idrici presi a riferimento sono pari a 1,55 milioni di metri cubi di acqua all’anno per uso industriale, 10,90 per uso civile-potabile e 49,08 per uso irriguo da soddisfare con acque superficiali. Tra le azioni sinergiche analizzate figurano piccoli invasi lungo l’Enza e aziendali, recupero di reflui dai depuratori, uso di invasi Enel, nuovi pozzi irrigui ed efficientamento delle reti. Non sono invece ritenuti fattibili il recupero dei reflui depurati della Mutti spa, gli stoccaggi consortili e il riuso di cave dismesse.

Nella cava Castellana di Gattatico sono fattibili un invaso irriguo (circa 600mila m3) oppure la ricarica artificiale della falda.?Si avrà la sommersione permanente di circa 380 ettari, di cui 233 coperti da foreste, nel sito Natura 2000 "Fiume Enza da La Mora a Compiano", dove sono presenti habitat comunitari e prioritari. Per questo non basteranno una Via e una Vinca (valutazioni incidenza ambientale) ordinaria: sarà necessaria una Vinca in deroga, con possibili passaggi fino al Ministero dell’Ambiente e forse alla Commissione Ue. I tempi autorizzativi sono stimati in 6-9 mesi per l’iter nazionale e in 9-12 mesi in caso di passaggio comunitario, a condizione che la procedura venga avviata insieme al Pfte.

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© il Resto del Carlino