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Nordio e Piantedosi a Bologna, sul palco anche il carabiniere Masini e papà Gualzetti: cosa hanno detto sul referendum

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21.02.2026

Bologna, 21 febbraio 2026 – La galassia per il sì al referendum a convegno stamattina all’auditorium dell’Hotel Savoia Regency, con l’evento ‘Non c’è sicurezza senza giustizia’, a firma di Fratelli d’Italia, organizzato dai gruppi parlamentari del partito di governo.

Sul palco buona parte dello stato maggiore di FdI, con il capogruppo alla Camera Galeazzo Bignami a galvanizzare il pubblico, dopo un breve videomessaggio mandato dalla premier Giorgia Meloni.

"Ringrazio Bologna per questa risposta bellissima – ha esordito Bignami –, in particolare le figure che vedo in platea lontane dal nostro mondo, ma che hanno comunque deciso di fare campagna per il Sì. Volevamo tenere questo evento in piazza XX settembre, fra la gente, ma il Pd ha cercato di innescare una rissa. Noi invece intendiamo rimanere nel merito di questa riforma: c’è chi teme il voto e chi lo cerca, noi per primi abbiamo chiesto che il popolo si esprimesse sulla riforma. Perché non c’è sicurezza senza una giustizia giusta: non possiamo più permettere che le battaglie ideologiche di un piccolo gruppo di magistrati vanifichi il lavoro dei legislatori e delle forze dell’ordine".

Gli fa eco il capogruppo di FdI al Senato Luciano Malan: "Il meccanismo delle correnti va scardinato: in otto anni appena dieci magistrati sono stati sanzioni, di cui nove con semplici censure, mentre in un solo caso c’è stato un trasferimento. I protagonisti del caso Tortora fecero addirittura carriera".

L’intervento di Piantedosi

È il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi a entrare nel merito del testo della riforma: "Voglio sgombrare il campo da un equivoco alimentato ad arte: in nessuno degli articoli su cui la riforma è intervenuta viene stabilito un controllo dell’esecutivo sulle Procure. Semplicemente si va a separare la funzione inquirente e quella giudicante".

Tocca poi al ministro della Giustizia Carlo Nordio la fase più tecnica della mattinata: "Tre sono gli elementi fondamentali della riforma: la separazione carriere, l'Alta Corte disciplinare, il sorteggio per il CSM e l'Alta corte. La separazione è il naturale seguito del passaggio dal Codice inquisitorio a quello accusatorio, cioè al Codice di procedura penale voluto da Giuliano Vassalli, che non influì sulla Costituzione".

Tuttavia secondo il ministro il problema è in fase di giudizio sul lavoro dei magistrati. "I Pm siedono in consiglio giudiziario, dove possono dare i 'voti' al giudice che li ha giudicati. Ecco perché occorrono due consigli separati per magistrati giudicanti e procuratori. Con la separazione delle carriere – ha concluso Nordio – avremo due percorsi distinti e due Consigli superiori separati, uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri".

Sul palco i protagonisti di alcuni processi simbolo: Masini e Gualzetti

Sul palco sono poi saliti alcuni dei protagonisti di alcuni dolorosi casi giudiziari del recente passato: il luogotenente dei Carabinieri di Villa Verucchio, Luciano Masini, indagato per la morte di un uomo che sparò perché colto mentre stava accoltellando quattro persone, e Vincenzo Gualzetti, padre della giovanissima Chiara, uccisa a quindici anni da un coetaneo a Monteveglio.

Il luogotenente Masini ripercorre il suo calvario giudiziario, quella che chiama ‘l’ipocrisia dell’atto dovuto’, quando invece quella che si spalancò davanti a lui era il vero baratro della gogna mediatica, con il suo portato di solitudine dinanzi a un’accusa capace di distruggere la vita di un uomo.

"Ma adesso le forze dell’ordine sono meno sole – interviene Piantedosi – grazie a questo governo lo Stato fornisce loro il patrocinio legale, mentre prima dovevano pure cercare un avvocato per difenderli per il loro operato sul posto di lavoro".


© il Resto del Carlino