L’infanzia tra smartphone e tablet: "Serve un ’patto digitale’ per proteggere la crescita dei bambini"
Il ricercatore e maestro Simone Lanza ne parlerà oggi al Palazzo del Ridotto con Stefania Garassini .
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Non piangono perché devono lasciare la mamma, ma perché viene sottratto loro lo smartphone. Non vanno in crisi per lo sgarbo di un amico ma perché viene impedito loro di vivere nell’infinito spazio/tempo della connessione digitale. E se hanno un problema si rivolgono all’intelligenza artificiale con maggiori aspettative di quante non ne suscitino i genitori. I bambini da zero a 14 anni stanno vivendo un’emergenza educativa, psicologica e sociale che rende necessari "Patti digitali" tra loro e gli adulti di riferimento. Il tema è quello: l’utilizzo di smartphone, social, videogiochi e intelligenza artificiale. Ed è proprio di alleanza educativa "per condividere regole comuni e vivere bene il digitale" che si parla oggi (15,30) al palazzo del Ridotto per una iniziativa che ha toccato e toccherà altre città dell’Emilia-Romagna e chiama a confronto educatori, psicologi, allenatori sportivi, catechisti, operatori sociali. A guidare la riflessione saranno due esperti: Stefania Garassini, giornalista e docente universitaria, e Simone Lanza, maestro, ricercatore e formatore, attivo nella promozione del benessere digitale e nell’educazione all’uso delle tecnologie.
Dottor Lanza, partiamo da qui: lasciare o no lo smartphone i bambini? "Non si tratta di concessioni, ma di difesa. Dobbiamo proteggere i bambini e le bambine da tecnologie che hanno forti poteri additivi impropri per queste età. Fino a due anni i bambini dovrebbero evitare qualunque schermo, compresa la televisione, e lo smartphone andrebbe escluso fino ai 13 anni".
Questione di contenuti soltanto? "In età precoce è il mezzo che va evitato, più avanti la rilevanza dei contenuti si fa più importante. Va differenziato lo schermo: piccolo, sempre in tasca e sempre connesso, o grande con impiego creativo. Il tempo schermo ha caratteristiche che non favoriscono lo sviluppo psicomotorio. Si sta sempre fermi. Gli sportivi evidenziano la sedentarietà dei bambini e le case editrici segnalano una caduta brusca della vendita di libri da 10 anni a questa parte. Da quanto gli adolescenti stanno sullo smartphone è diminuito il tempo di lettura, di gioco, di interazione, meno feste, meno parchi, meno tempo di sonno a vantaggio del tempo schermo. Nei casi estremi tutto ciò si traduce in problemi di salute".
Quindi niente computer neppure per l’uso creativo? "E’ un fenomeno poco significativo. La maggior parte dei ragazzi guarda gli shorts su YouTube o TikTok".
Qual è il tempo giusto perché un bambino possa accedere all’intelligenza artificiale dei chatbot che simulano gli umani? "Il problema è che questi chatbot vengono intesi come persone. E’ colpa del marketing che l’ha chiamata intelligenza, che crea agenti simil umano o addirittura super umani. Gli adolescenti che creano delle relazioni con loro sono molto a rischio. Ma ci sono anche i peluches che parlano e interagiscono. In questo modo si perde, fin da piccolissimi, la capacità di usare l’immaginazione e l’empatia".
Come si cresce, dunque, una generazione attenta all’uso corretto del digitale? "Con patti promossi in tutte le istituzioni e con le famiglie, che se portano all’asilo il figlio con la smarphone in mano significa che hanno bisogno di aiuto, che non sono state correttamente informate".
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