Strage di Suviana, 3 piani sott’acqua: dopo 2 anni l’inchiesta è al palo
Paolo Casiraghi, 59 anni
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Bologna, 1 aprile 2026 – Il 9 aprile 2024 uno scoppio sotterraneo alla centrale idroelettrica Enel Green Power di Bargi, sul lago di Suviana, uccise sette lavoratori - tutti tecnici specializzati -, altri otto rimasero feriti, mentre erano impegnati in un collaudo a un generatore: persero la vita in quell’inferno di acqua e fuoco dovuto all’esplosione della turbina numero due, avvenuta alle 14.30 circa. A oggi è ancora impossibile accedere ai piani -7, -8, -9, l’acqua invade l’impianto e immergersi per recuperare i materiali utili all’inchiesta sarebbe troppo pericoloso. La Procura ha allora chiesto alle istituzioni coinvolte di potere avere un cronoprogramma per capire se si potrà scendere o meno (la risposta dovrebbe arrivare entro fine aprile).
Due, quindi, gli scenari che si profilano: accedere un giorno all’impianto sperando che i materiali siano ancora recuperabili oppure ’arrendersi’ davanti all’impossibilità di raggiungere quelle profondità, chiudere le indagini e basarsi sul materiale che si è riusciti a recuperare fino a oggi. Finora, gli interventi all’interno del sito hanno permesso di svuotare e bonificare fino al piano -6, ma gli ultimi tre piani, dal -7 in giù, rimangono ancora inaccessibili per periti e inquirenti.
Sono cinque, al momento, gli iscritti al registro degli indagati, cinque le persone fisiche – tre di Enel e due di società esterne – sotto inchiesta a vario titolo per omicidio colposo sul lavoro plurimo, disastro colposo e lesioni colpose sul lavoro. Si tratta di Massimo Sessego, responsabile idroelettrico Area Centro Nord Enel Green Power; Simone De Angelis, capo unità esercizio Suviana di Enel Green Power; Carlo Galli, responsabile idroelettrico manutenzione Area Centro Nord Enel Green Power; e poi un tecnico responsabile dei lavori, Franco Cespa, e l’ingegnere per la sicurezza, Luca Lenzi. Nell’ambito della consulenza tecnica disposta dalla Procura i sommozzatori dei vigili del fuoco sono riusciti a recuperare al piano -6 i cinque dispositivi elettronici da cui estrarre dati utili a ricostruire l’accaduto, ma per avere un quadro chiaro sarebbe necessario scendere ancora e recuperare altro materiale tecnologico sommerso, sperando, peraltro, che le informazioni siano ancora utilizzabili.
Il via libera a poter bonificare i piani dal -7 in poi, che consentirebbe di proseguire con le indagini, spetta al tavolo amministrativo composto da vigili del fuoco, Ausl, Arpae e Regione, che devono verificare se sussistono tutti i parametri per poter agire in sicurezza, ma a oggi non è così: la risposta è sempre stata negativa, troppo pericoloso immergersi là sotto.
La Procura ha chiesto quindi alle istituzioni locali e sanitarie coinvolte di stilare un cronoprogramma degli interventi futuri, indicando i tempi, per capire se è possibile procedere ed eventualmente come. Ma se il cronoprogramma, che dovrebbe arrivare entro fine mese, sarà ritenuto insoddisfacente o non dovesse rispondere alle esigenze dei magistrati, la Procura potrebbe decidere appunto di concludere le indagini e basarsi solo sugli elementi raccolti fino ad ora.
Nel frattempo, a quanto si apprende, tutte le parti offese sono state risarcite da Enel e quindi non entreranno a far parte di un eventuale processo.
L’inchiesta è affidata alla pm Michela Guidi, alla quale è stata affiancata la collega Anna Sessa, con il coordinamento della procuratrice aggiunta Morena Plazzi. Quel pomeriggio rimasero uccisi Adriano Scandellari, 57 anni, di Ponte San Nicolò (Padova); Paolo Casiraghi, milanese di 59 anni; Alessandro D’Andrea, 37 anni, originario di Forcoli (Pisa); Vincenzo Garzillo, napoletano di 68 anni; Pavel Petronel Tanase, 45 anni, romeno, residente nel Torinese; Mario Pisani, tarantino di 73 anni; e Vincenzo Franchina, messinese di 35 anni. Otto i feriti, tra loro tre ragazzi dell’Appennino bolognese: Leonardo Raffreddato, di Camugnano, Nicholas Bernardini, di Gaggio Montano, e Jonathan Andrisano, di Castiglione.
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