La causa di beatificazione: "Chi ha scritti su Iemmi li trasmetta alla Diocesi"
Monsignor Morandi ha pubblicato ieri l’editto per la raccolta dei documenti. Nell’aprile ’45 il sacerdote condannò un duplice omicidio e pagò con la vita.
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È stato pubblicato ieri il primo atto della causa di beatificazione e canonizzazione per il sacerdote don Giuseppe Iemmi, tramite l’editto che l’Arcivescovo Giacomo Morandi ha emanato per il processo circa la vita, il martirio e la fama di martirio del sacerdote reggiano.
Nato a Montecchio nel 1919 e ordinato presbitero il 27 giugno 1943, don Giuseppe Iemmi viene destinato quale cappellano coadiutore alla parrocchia di Felina, dove si occupa con dedizione del catechismo, degli anziani e, anche con rinunce personali, dell’aiuto alle famiglie ridotte in povertà dalla guerra.
Nella predica solenne della Pasqua dell’1 aprile 1945 depreca solennemente l’uccisione di due padri di famiglia, presentandola come un assassinio che nulla ha a che fare con la Resistenza, "che chiede giustizia a Dio e agli uomini". Usa le parole già usate dal suo Vescovo: "Non siate i figli di Caino…". Sa che, pronunciando quelle parole, entrerà nel mirino di quello stesso gruppo di assassini.
Il 19 aprile successivo viene catturato con un inganno, condotto sul vicino monte Fosola di Carpineti e ucciso.
Il 12 novembre 2024, don Pietro Romagnani, nominato postulatore della causa di beatificazione e canonizzazione di don Giuseppe Iemmi, ha esibito il ’libello di domanda’, chiedendo l’inizio della causa del suddetto sacerdote e dell’inchiesta diocesana. Esaminata la richiesta e ricevuto il nulla osta del Dicastero delle Cause dei Santi il 28 marzo 2025, oltre al parere favorevole della Conferenza Episcopale dell’Emilia-Romagna nel luglio 2025, monsignor Morandi ha iniziato il processo canonico circa la vita, il martirio e la fama di martirio del Servo di Dio don Giuseppe Iemmi.
Oggi, il passo successivo: "Invito i fedeli a far pervenire al Tribunale diocesano - dice il vescovo Giacomo - tutte le notizie, dalle quali si possano in qualche modo arguire elementi favorevoli o contrari alla sua fama di santità. Dovendosi, inoltre, raccogliere, a norma delle disposizioni canoniche, gli scritti privati a lui attribuiti o in qualunque modo pertinenti alla Causa, esorto a rimetterli con debita sollecitudine al medesimo Tribunale diocesano".
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