Il caso bollette pazze, conto da 4.224 euro per una perdita d’acqua. Il giudice: “Non va pagato”
Il gestore del servizio idrico aveva anche fatto partire un decreto ingiuntivo per recuperare la somma (foto d’archivio)
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Macerata, 3 marzo 2026 – Bollette dell’acqua choc per una perdita nascosta: gli chiedono 4.224 euro, ma il giudice dice no: “Nulla è dovuto”. È quanto stabilito dal tribunale di Macerata dopo una battaglia giudiziaria durata circa quattro anni, nei confronti di un avvocato che si era visto recapitare fatture fuori controllo, oltre quattromila euro per acqua che in gran parte non aveva utilizzato. È partito quindi il decreto ingiuntivo nei suoi confronti per recuperare quanto richiesto. Sembrava una storia già scritta e invece il finale è cambiato: il giudice ha ribaltato la sentenza di primo grado e stabilito che quell’utente non deve pagare nulla. Il caso nasce da due bollette riferite ai consumi del 2018 e inizio 2019 con consumi almeno doppi rispetto allo stesso periodo dell’anno prima. E non era una piscina olimpionica riempita di nascosto, ma una perdita occulta, lontana dal contatore. Un guasto che aveva fatto scorrere acqua sottoterra, senza che il cliente potesse accorgersene. E che lo stesso gestore aveva segnalato con una lettera.
Nonostante questo, sono arrivate le fatture da capogiro e poi il ricorso per ottenere i soldi. L’utente si è opposto e ha ricordato di aver aderito al Fondo di garanzia: quello che serve proprio a tutelare chi si trova a pagare acqua in gran parte non fruita per rotture non dipendenti da lui. In primo grado, dinanzi al giudice di pace, aveva ottenuto solo uno sconto parziale. Ma in appello è cambiato il vento anzi, la corrente. Se l’acqua è andata perduta per un guasto non imputabile all’utente e i consumi risultano oggettivamente anomali, non si può pretendere il pagamento integrale di importi relativi a forniture in gran parte non fruite. C’è anche la questione dei tempi.
La richiesta di accesso al Fondo era stata inviata con tre giorni di ritardo rispetto alla scadenza. Il giudice di pace aveva detto: troppo tardi. Fine dei giochi. Il tribunale invece non ci sta: tre giorni non possono cancellare un diritto, soprattutto se non c’è prova che quel piccolo ritardo abbia causato un danno concreto al gestore. E quindi, secondo il giudice, non si può far pagare a un cittadino migliaia di euro per acqua finita nel terreno, quando il guasto non è colpa sua e quando esiste uno strumento creato proprio per questi casi. Nel dispositivo il giudice scrive che “nulla è dovuto”. E non solo. Il gestore dovrà anche pagare le spese legali di entrambi i gradi di giudizio, per oltre 3.500 euro complessivi più accessori.
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