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Dal liceo all’Accademia di Modena, il sogno di Francesco realizzato a 19 anni: “Vorrei diventare ufficiale negli Alpini”

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Francesco Marinelli, nato e cresciuto a Pesaro, tra poche settimane compirà 20 anni

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Pesaro, 5 marzo 2026 – Da Pesaro all’Accademia di Modena a 19 anni: “la consapevolezza di inseguire un sogno”. Francesco Marinelli ha salutato famiglia, amici e la sua città per entrare in uno dei luoghi più selettivi delle Forze Armate italiane: l’Accademia Militare di Modena. È la scelta di vita del giovane pesarese che ha deciso di puntare tutto su disciplina, studio e servizio allo Stato. Francesco è un Allievo Ufficiale dell’Accademia di Modena, dove frequenta il corso di laurea in Scienze Strategiche. Nato e cresciuto a Pesaro, tra poche settimane compirà 20 anni. Alle spalle ha il liceo scientifico Marconi e una famiglia che lo ha sempre sostenuto: i genitori e il fratello Alessandro.

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Quanto è stato difficile lasciare casa per venire a Modena?

“Non è stato facile, all’inizio la nostalgia dei luoghi e degli affetti si è fatta sentire, ma la determinazione nel voler intraprendere questa carriera ha prevalso. Ad aiutarmi maggiormente è stata la consapevolezza di inseguire un sogno ambizioso e il supporto costante dei miei genitori. Sapere che credevano nel mio progetto mi ha dato la forza di trasformare la mancanza in motivazione”.

Come descriveresti il tuo percorso all’interno dell’Accademia Militare?

“E’ una sfida che richiede disciplina, spirito di sacrificio e una continua crescita, sia intellettuale che fisica. L’esperienza sta superando di gran lunga le mie aspettative”.

Guardando al futuro, che tipo di Ufficiale vorresti diventare e dove ti immagini tra dieci anni?

“Ambisco a diventare un Ufficiale di fanteria Alpina che sia, prima di tutto, un esempio di integrità e competenza. Tra dieci anni mi vedo al comando di un reparto operativo, impegnato in contesti internazionali in cui la preparazione acquisita a Modena possa esprimersi al massimo”.

Cosa significa per te giurare fedeltà alla Repubblica Italiana?

“E’ un impegno d’onore che va ben oltre il semplice dovere professionale. Significa anteporre gli interessi del Paese e la tutela dei suoi valori a qualsiasi ambizione o interesse personale. Sento la responsabilità di proteggere la collettività, agendo sempre con onestà e coraggio, anche nelle situazioni più complesse. È una promessa solenne rivolta ai cittadini italiani, un patto che mi impegno a onorare ogni giorno, indossando questa uniforme con rispetto e dignità”.

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Cosa ti ha spinto a scegliere l’Accademia Militare?

“Cercavo una vita che avesse un senso profondo, fatta di disciplina e servizio verso gli altri. Non è stato un evento singolo a spingermi a questa scelta, ma il desiderio crescente di mettermi alla prova in un ambiente d’eccellenza che valorizzasse l’impegno. La mia famiglia all’inizio era un po’ spiazzata, ma vedendo la mia determinazione mi ha appoggiato in ogni fase del percorso. Oggi sanno che ho trovato la mia strada e sono orgogliosi della persona che sto diventando”.

È stato difficile mantenere i legami di amicizia con chi non ha scelto questa strada?

“Rimanere in contatto con gli amici di Pesaro richiede impegno, perché i ritmi ormai sono diversi, ma i legami veri restano nonostante la distanza. Qui in Accademia, invece, ho scoperto un tipo di amicizia mai provato prima: condividere ogni fatica, dalle difficoltà dell’addestramento alle ore di studio, crea un’unione indissolubile. Siamo diventati una seconda famiglia dove ci si aiuta l’un l’altro senza riserve, perché sappiamo che da soli non si va da nessuna parte”.

Della tua famiglia o della tua terra cosa hai portato ogni giorno con te a Modena?

“Dalla mia famiglia ho imparato che i risultati si conquistano solo con il sudore e con l’onestà. Ogni giorno a Modena, anche lontano dalla mia città, sento che quei valori rappresentano la mia forza in più. Sono le mie radici a darmi la stabilità e la determinazione necessarie per guardare avanti e impegnarmi al massimo nel percorso che mi porterà a diventare un buon Ufficiale”.

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© il Resto del Carlino