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"Vedevo i missili dalla finestra": l'odissea di Martina e sua madre per fuggire dal Qatar

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07.03.2026

Martina Pelliccioni e sua madre erano rimaste bloccate in Qatar

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Rimini, 7 marzo 2026 – Rimini, Doha, Riyad, Il Cairo, Milano Malpensa. Dopo un itinerario lungo migliaia di chilometri, voli cancellati e un viaggio nel deserto, giovedì pomeriggio Martina Pelliccioni e sua madre sono finalmente rientrate a casa.

Le due donne sammarinesi erano rimaste bloccate in Qatar – mentre rientravano da un viaggio in Thailandia – a causa della crisi del Golfo che ha paralizzato collegamenti e traffico aereo nell’area. Per loro il rientro è stato una vera e propria corsa a ostacoli durata sei giorni. A Doha sono rimasti i bagagli, bloccati nell’aeroporto chiuso, ma Martina si porta a casa “un’opportunità per capire cosa sia davvero importante nella vita”.

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"I missili si vedevano dalla finestra, i vetri tremavano”

Madre e figlia erano arrivate sabato nella capitale qatariana. Proprio in quelle ore la situazione è precipitata. “All’inizio non avevamo capito niente di quello che stava succedendo”, racconta Martina. Sono riuscite a trovare sistemazione in un hotel della città, dove sono rimaste fino a mercoledì, cercando ogni giorno una via per ripartire, ma i voli disponibili sparivano nel giro di minuti. Nel frattempo, “dalla finestra della camera vedevamo i missili in lontananza e i vetri vibravano per le esplosioni. Continuavamo a sentire botti e bombardamenti”.

Più della paura, racconta Martina, pesava l’incertezza. “La cosa più difficile era andare a dormire senza sapere cosa potesse accadere durante la notte”. Le informazioni arrivavano soprattutto attraverso ‘Viaggiare Sicuri’, l’applicazione della Farnesina, e tramite i messaggi condivisi da altri viaggiatori nella stessa situazione. Lì si scambiavano aggiornamenti, consigli e segnalazioni sui pochi voli ancora disponibili.

E proprio attraverso l’app, mercoledì è arrivata la prima vera speranza: una comunicazione annunciava la disponibilità di autobus per lasciare Doha e attraversare il deserto fino alla capitale dell’Arabia Saudita, Riyad. “Ma la conferma ufficiale della prenotazione tardava ad arrivare, così abbiamo deciso di muoverci in autonomia – continua – L’hotel offriva un servizio transfer verso Riyad e abbiamo optato per quello”.

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Un viaggio di 7 ore nel deserto per raggiungere Riyad

Per loro è iniziato così un viaggio di circa sette ore nel deserto direzione Arabia Saudita, tra controlli e attese alla Frontiera, al termine del quale le due sammarinesi sono arrivate all’aeroporto di Riyad. Non l’ultima tappa. “Qui abbiamo trovato un altro hotel per la notte, non senza il timore di rimanere di nuovo bloccate in un altro Paese. Fortunatamente il giorno successivo siamo riuscite a prendere un volo per Il Cairo”.

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Chi paga le spese per gli alloggi di Martina e di sua madre

Da lì l’ultimo tratto verso l’Italia, con destinazione Malpensa e, infine, il ritorno a San Marino. Le spese degli alloggi, fa sapere Martina, dovrebbero essere rimborsate dallo Stato. Ora, una volta rientrate a casa quello che resta più impresso è l’esperienza umana vissuta in quei sei giorni: “Quando succede una cosa come questa, qualcosa che va oltre ogni aspettativa, ti chiedi: perché proprio a me? Entri subito in modalità sopravvivenza. Sabato sera, a Doha, guardavo i missili in cielo e l’unica cosa a cui riuscivo a pensare era: e se adesso finisse la mia vita? Pensare che qualcosa di esterno possa portartela via all’improvviso è devastante. Però ti fa anche capire cosa conta davvero”.

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