Piromane incendiò un distributore: assolto per vizio totale di mente, ma va in clinica perché pericoloso
L’area presa di mira e in alto il giovane al distributore e il fermo (Zani)
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Ravenna, 18 marzo 2026 – La vampata aveva d’improvviso riempito quella porzione di rotonda. Non c’era stato bisogno di un occhio cerviero per notarla: i presenti ne avevano da subito percepito l’assurda evoluzione pirotecnica riuscendo a immortalarla quasi per completo con i loro cellulari.
E quelle immagini del distributore in quartiere Darsena avvolto dalle fiamme, avevano in breve fatto il giro di Ravenna e non solo. Davvero incomprensibili le ragioni che avevano spinto il giovane piromane - un 26enne originario del Mali - la mattina del 16 aprile 2024 a prendere quasi a frustate l’impianto Coil di piazza Caduti sul Lavoro - all’angolo con via Trieste e via Gulli - con la bocchetta aperta; quindi alla fine, usando un fazzolettino in fiamme come innesco, a dare fuoco alla colonnina alimentando una potente quanto estemporanea fiammata. Che dietro a quella azione potesse covare un chiaro disagio personale, era stata l’impressione di tanti.
Distributore incendiato, il piromane: "Me l’hanno ordinato in sogno i carabinieri"
Nel primo pomeriggio di ieri il gup Janos Barlotti, alla luce sia della perizia dello psichiatra Roberto Zanfini che di quanto rappresentato dall’avvocato difensore Mauro Faccani, ha assolto il 26enne per vizio totale di mente. Non era cioè in grado di intendere e volere quando appiccava il fuoco a quella pompa di benzina. Una considerazione giuridica che è stata estesa anche agli altri reati contestati oltre all’incendio aggravato: ovvero la resistenza ai militari del Radiomobile che lo avevano arrestato subito dopo il rogo e i danneggiamenti alla pattuglia. E poi la violazione del foglio di via obbligatorio e la rapina commessa giusto poco tempo prima del rogo ai danni di un 40enne siciliano senza fissa dimora: i due avevano passato la notte in un casolare abbandonato e, al risveglio, il 26enne aveva afferrato l’altro per il collo per prendergli il borsello con 85 euro. Lo stesso esito era arrivato anche per le evasioni a raffica dall’igiene mentale che il 26enne aveva infilato subito dopo il rogo.
L’assoluzione non ha naturalmente comportato la libertà per il giovane: il giudice ha stabilito che, in quanto dichiarato socialmente pericoloso, dovrà trascorre almeno un anno in libertà vigilata all’interno di un’ideona struttura: alla fine del periodo, verrà visitato e i medici decideranno se è pronto per uscire o se invece è meglio che venga seguito ancora per un po’ di tempo. E così via.
Ora si trova in un centro della provincia di Ascoli Piceno: è controllato e sottoposto a un programma che al momento vede la sua condizione in miglioramento. Tanti passi in avanti insomma da quando a suo tempo durante l’udienza di convalida, davanti al gip Corrado Schiaretti aveva spiegato che in sogno gli erano apparsi i carabinieri per ordinargli di bruciare quel distributore nel contesto di una narrazione fatta di voci, sogni, ordini impartiti da entità terze. In una delle tante convalide dopo le relative evasioni, aveva rappresentato ciò che in fondo era il manifesto della sua condizione interiore in quel momento: “Ho capito che non posso uscire quando mi pare, ma lì ci sto male; in carcere invece sto bene. Sono venuto in Italia per giocare a calcio ma non mi hanno ancora dato le scarpe”.
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