Certificati anti-rimpatrio, chiesta sospensione per 1 anno dei medici indagati
La manifestazione di solidarietà dei colleghi ai medici indagati (Corelli)
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Ravenna, 3 marzo 2026 – La sospensione di ciascuno di loro per un anno dall’esercizio della professione. È la richiesta che la procura ha formulato per gli otto medici del reparto delle Malattie Infettive di Ravenna indagati per falso ideologico continuato nell’ambito dei cosiddetti certificati anti-rimpatrio. Una potenziale misura cautelare interdittiva in ragione della quale gli otto sono stati convocati per stamattina davanti al gip Federica Lipovscek. Al netto dell’interrogatorio di garanzia, il giudice dovrà decidere se dare corso o meno alla richiesta dei pm Daniele Barberini e Angela Scorza. Ed è proprio in ragione di questo importante passo dell’inchiesta che i magistrati requirenti hanno compiuto la prima discovery: hanno cioè messo a disposizione delle difese parte del materiale sin qui raccolto dalla polizia.
Dentro, alla luce delle tempistiche, è lecito escludere vi possano essere elementi emersi dal materiale raccolto nel corso della perquisizione della squadra Mobile del 12 febbraio scorso a carico dei diretti interessati - sia nelle loro abitazioni che in reparto - con il sequestro di dispositivi elettronici, come cellulari e computer, da analizzare. La richiesta rispecchia cioè una situazione investigativa pregressa e con buona probabilità già tratteggiata nelle informative di Mobile e Sco, il servizio centrale operativo della polizia, depositate il 2 febbraio scorso.
Per sommi capi, il sospetto degli inquirenti è che i certificati siano stati compilati, presumibilmente per ragioni ideologiche, in maniera dolosamente arbitraria per evitare a taluni stranieri irregolari di essere destinati ai cpr - i centri di permanenza per i rimpatri - e da qui imbarcati su un aereo con destinazione i paesi d’origine. La norma che contempla situazioni di non idoneità ai cpr, è il decreto ministeriale Lamorgese del maggio 2022. Malattie psichiatriche, patologie contagiose o ancora situazioni acute che potrebbero peggiorare con il rimpatrio, costituiscono chiari esempi di non idoneità.
Per quanto riguarda Ravenna, dei 64 stranieri - diversi dei quali arrestati dopo vicende che hanno caratterizzato la cronaca locale - in attesa di espulsione accompagnati alle Malattie Infettive tra settembre 2024 e gennaio 2026, 44 non avevano ottenuto l’idoneità anche se con dei distinguo: per 34 di loro il certificato la escludeva mentre in 10 casi - secondo la dichiarazione del medico coinvolto - lo straniero si era rifiutato di sottoporsi a visita: di conseguenza era stato impossibile emettere un certificato che ne attestasse la eventuale idoneità alla detenzione amministrativa in un cpr. Per gli altri 20 infine era invece stata attestata l’idoneità.
Da parte loro gli indagati non sono mai intervenuti direttamente sulla vicenda ma hanno sin qui preferito affidare le loro posizioni agli avvocati difensori Carlo Alberto Baruzzi, Francesca Cancellaro, Sonia Lama, Marco Martines, Maria Elena Monaco e Maria Virgilio. In particolare hanno voluto sottolineare che i dati riportati nei certificati finiti nel miro degli inquirenti “corrispondono al vero”. E che dunque “non ci stanno a passare per delinquenti e falsificatori”. Il caso è naturalmente diventato anche materia di asperrime polemiche politiche con un flash mob a sostegno degli indagati organizzato davanti all’ospedale - ingresso via MIssiroli - la mattina del 16 febbraio. Il materiale probatorio ora disvelato, potrebbe rinvigorire le polemiche politiche o fornire altre chiavi di lettura alla clamorosa indagine.
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