Alluvione a Traversara: “Processatene 10”. Per gli altri 2 indagati chiesta l’archiviazione
L’elicottero sorvola Traversara per soccorrere le persone in difficoltà; a destra, una casa completamente distrutta all’acqua nella zona rossa
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Ravenna, 29 marzo 2026 – La richiesta di rinvio a giudizio per i primi dieci indagati ha raggiunto l’ufficio gup. A questo punto si è in attesa della data dell’udienza preliminare con le relative comunicazioni sia ai diretti interessati che alle potenziali parti offese. Le posizioni degli ultimi due dei 12 accusati sono state invece stralciate in vista di archiviazione.
La procura ha dunque esercitato quella che in gergo giuridico si chiama azione penale per quanto riguarda l’inchiesta sull’ultima delle tre alluvioni che nel giro di un anno e mezzo avevano flagellato il territorio ravennate: quella dell’autunno 2024.
In 2 verso l’archiviazione
Gli indagati avviati verso archiviazione sono Davide Parmeggiani, 57 anni, di Bologna, tirato in ballo in qualità di responsabile della sicurezza territoriale e protezione civile distretto Reno: secondo l’accusa l’uomo, difeso dall’avvocato Ermanno Cicognani, in estrema sintesi occupava un livello organizzativo di fatto mai diventato effettivo. Il che significa che durante l’eventuale processo, potrebbe essere chiamato a comparire in aula come testimone. Verso archiviazione anche Daniela Martini, 54 anni, di Forlimpopoli, indicata in prima battuta quale legale rappresentante della ditta Biguzzi srl, società impegnata nei lavori di ripristino: per la donna, difesa dall’avvocato Marco Martines, l’accusa ha ravvisato che la posizione rivestita al momento dei fatti contestati, non era quella di titolare. Per il resto, non c’è stato nessun tralignamento, discostamento sostanziale, deviazione significativa da quella era stata l’ipotesi formulata nell’atto di chiusura indagine dai pm titolari del fascicolo Daniele Barberini e Francesco Coco.
La dimensione del disastro si era palesata quando la notte del 18 settembre di due anni fa il fiume Lamone era letteralmente esploso travolgendo l’abitato di Traversara. La devastazione e il fango avevano toccato pure la vicina Boncellino. La procura, come già accaduto per le due alluvioni del maggio 2023, aveva aperto un fascicolo, inizialmente contro ignoti, per disastro colposo a cui in chiusura d’inchiesta si era aggiunta l’ipotesi di pericolo di disastro legato agli interventi realizzati in seguito alle prime due alluvioni. Come dire che, almeno per i pm, non solo c’erano state negligenze nel mettere mano a suo tempo alle opere tanto da agevolare l’inondazione: ma che anche a ripristino eseguito, in diversi punti sussisteva il rischio di cedimento in caso di nuovi eventi della medesima portata.
Gli indagati, chiamati a rispondere dell’accaduto in ragione delle posizioni ricoperte al momento dei fatti, sono (o erano) figure apicali, locali o regionali, della Protezione Civile; della Cura del Territorio e dell’Ambiente regionale; dei lavori eseguiti oltre che legali rappresentanti di un paio di ditte impegnate nelle opere.
La svolta investigativa
La svolta investigativa era arrivata grazie ai risultati della maxi-consulenza affidata dalla procura ai tre luminari del politecnico di Milano Gianfranco Becciu, esperto in costruzioni idrauliche; Claudio Giulio Mari di Prisco, geotecnico; e Daniele Bocchiola, idrologo. In particolare per Traversara non sarebbero stati realizzati interventi strutturali che avrebbero potuto evitare o mitigare il rischio idraulico: in barba a uno specifico piano regionale di ben 23 anni fa che individuava taluni interventi come “prioritari”.
Considerazioni tecniche
Tuttavia le considerazioni tecniche più dirompenti erano arrivate sui tempi di ritorno del disastro. Si tenga conto che in generale le opere idrauliche andrebbero calibrate per portate con tempi di ritorno di 200 anni. E cioè di 1.060 metri cubi al secondo. Un po’ come versare più di un milione di bottiglie contemporaneamente. E sapete invece quanti metri cubi al secondo erano bastati per fare tracimare il Lamone a Traversara in quella notte tempestosa di metà settembre 2024 procurando la rottura dell’argine? Esattamente 660: il tempo di ritorno di tale portata è addirittura “inferiore ai 30 anni”.
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