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Caro benzina e crisi energetica: l’impatto su territorio ed economia /

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21.03.2026

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Bologna, 21 marzo 2026 – Morde la crisi energetica. Ora il taglio delle accise deciso dal governo ha calmierato i prezzi, ma il Diesel, nei giorni scorsi, ha sfondato la quota dei 2 euro al litro al distributore. E il gas ha ricominciato la sua corsa. Con il Medio Oriente in fiamme, la vita per i bolognesi si annuncia sempre più costosa. Dopo aver tastato il polso di cittadini e benzinai con un video in cui li intervistiamo, nel vodcast il Resto di Bologna cerchiamo di capire le ragioni della crisi energetica che ha colpito l’Italia e l’Europa e quali misure istituzioni e associazioni hanno messo e possono mettere in campo per limitare l’impatto su cittadini e imprese, con tre esperti del settore.

Tabarelli: “A Ravenna c’è un distretto petrolifero in crescita”

Il primo, Davide Tabarelli, fondatore e presidente di Nomisma Energia, non nega che, anche in Emilia-Romagna, bisognerebbe ricominciare a trivellare, dopo lo stop imposto dal referendum del 2016. "A Ravenna c’è un distretto petrolifero in crescita, è un peccato che non si possa fare quello che, all’estero, le stesse aziende fanno in maniera eccellente. Non sarebbe risolutivo, certo, ma invece di spendere miliardi negli Usa, potremmo fare quel fatturato, quel Pil qui: in un Paese con tanti problemi come il nostro, bisognerebbe chiarirsi le idee in merito”.

Sul conflitto, poi, per ora i mercati non credono che possa durare a lungo, ma ovviamente «il quadro potrebbe cambiare. E già sul gas, che finora era rimasto fermo a livelli di prezzi, si intravedono già aumenti significativi», chiude Tabarelli.

Golinelli: “Questi aumenti sono negativi, ma non come nel 2022”

Le associazioni, invece, sottolineano l’impatto sulle aziende. Cristian Golinelli, ad di Power Energia e segretario generale di Confcooperative Terre d’Emilia, osserva: «Questi aumenti hanno un riflesso negativo importante sulle aziende. Non siamo ai livelli del 2022, ma secondo il nostro osservatorio almeno 60% delle nostre imprese avrà un impatto significativo".

Fachiri: “Le ditte non inviano più le materie prime”

Giovanni Fachiri, infine, è il Responsabile Mercati e Acquisti del Cee (Consorzio energia efficienza), struttura che collabora con Legacoop e Confindustria. “L’impatto c’è sui budget, ma quello che spaventa le imprese, soprattutto quelle che importano dall’Est asiatico, è che le ditte esportatrici attivano le clausole di forza maggiore e non inviano più le materie prime. Così diventa poi difficile rispettare gli ordini”. Tutti d’accordo sulla ricetta: il taglio delle accise di 25 centesimi "è solo il primo passo, servirebbe poi un taglio dei costi dell’energia strutturale, visto che a livello europeo siamo tra i Paesi le cui imprese pagano di più», chiudono entrambi gli esperti.

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