menu_open Columnists
We use cookies to provide some features and experiences in QOSHE

More information  .  Close

Il cappello come vino o ciauscolo: c’è la candidatura al marchio Igp

18 30
16.02.2026

Montappone (Fermo), 16 febbraio 2026 – Il cappello al pari di un’eccellenza agroalimentare, come il ciauscolo o i maccheroncini di Campofilone. Il distretto del cappello e della calzatura fermano-maceratese si candida infatti al marchio di tutela Igp (Indicazione geografica protetta) dell’Unione europea, e sarebbe il primo caso di riconoscimento per un prodotto non agricolo o alimentare. La candidatura ha preso le mosse con un incontro in Provincia, a Fermo, che ha sancito attraverso la firma di una serie di protocolli d’intesa il progetto condiviso da istituzioni, associazioni di categoria e rappresentanze produttive, per rilanciare una delle filiere più identitarie del territorio. Ci sono grandi aspettative per gli effettivi benefici che il riconoscimento dell’Ue potrebbe portare.

Marzialetti: “Già pronti per avviare la candidatura”

«Eravamo già pronti da tempo ad avviare la candidatura – dice Paolo Marzialetti, presidente della sezione capelli della Federazione TessiliVari –. Per definire queste procedure, l’Unione europea e il Mimit (ministero delle imprese e del made in Italy) preferiscono relazionarsi con un consorzio che leghi più attività. Nel Distretto del cappello esiste da circa trent’anni il consorzio Cappeldoc». «Ecco – aggiunge Marzialetti –, proprio con Cappeldoc abbiamo lavorato in collaborazione con un’apposita commissione della Regione Marche, per stilare un disciplinare che identifichi la produzione di cappelli nel nostro territorio. Nel 2015, poi, abbiamo realizzato il logo ‘Marche the land of hat’, grazie anche al contributo di Giuliano De Minicis (fu tra i fondatori del museo del cappello di Montappone, ndr) e infine nel 2022 abbiamo stabilito il profilo di ‘Operatore del cappello’, ovvero le caratteristiche minime che un artigiano del cappello deve possedere. Per inciso il profilo è stato recepito da tutte le regioni d’Italia».

‘Reputazione storica’

«Infine, per presentare la candidatura al marchio Igp è necessario avere una ‘Reputazione storica’, cioè possedere caratteristiche che individuano in un territorio una produzione specifica artigianale e sotto questo profilo abbiamo potuto contare su una preziosa relazione stilata da due storici del territorio, Marco Armellini e Fortunato Frontoni».

Questi requisiti hanno spinto gli imprenditori del cappello ad avviare la richiesta di riconoscimento del marchio Igp. Nel disciplinare di produzione sono indicati con minuzia la tipologia di materiali e lavorazioni, oltre al riconoscimento della figura di ‘Operatore del cappello’. Il tutto fa riferimento a una precisa area geografica, il distretto del cappello fermano-maceratese, che comprende i Comuni di Montappone, Massa Fermana, Monte Vidon Corrado e Falerone nel Fermano, Loro Piceno, Sant’Angelo in Pontano e Mogliano nel Maceratese.

Il distretto conta una novantina di aziende

Oggi il distretto conta una novantina di aziende, circa 1.350 addetti e un fatturato complessivo che si aggira sui 100 milioni all’anno, contribuendo al 70% della produzione italiana di cappelli. «Non sappiamo ancora con precisione quali effetti potrà avere il riconoscimento per il territorio – dice Marzialetti –. Siamo solo all’inizio, ma possiamo valutare un percorso simile a quello sviluppato per il settore agroalimentare. È facile ipotizzare che l’Unione europea, una volta riconosciuto il marchio Igp, investirà risorse per sviluppare con bandi mirati alcuni aspetti della produzione, ciò a vantaggio delle aziende, per incentivare formazione o innovazione. E contiamo che ci siano vantaggi anche per i Comuni che fanno parte di questo territorio, magari con dei programmi di promozione turistica».


© il Resto del Carlino