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Eletti ancora a processo: "L’aggressione non era stata premeditata"

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20.02.2026

Marco Eletti dovrà affrontare un nuovo processo - sarà il sesto - davanti alla Corte d’Assise d’Appello per il doppio gesto sanguinario che commise il 24 aprile 2021 verso la coppia che lo fece crescere nella loro casa di San Martino (Reggio Emilia). Cadute due delle tre aggravanti, la battaglia legale prosegue sulla premeditazione: per la seconda volta, martedì, è stata al centro di un annullamento da parte della Cassazione, che ha accolto il ricorso presentato dagli avvocati difensori Domenico Noris Bucchi e Luigi Scarcella. Il 37enne, detenuto nel carcere di Reggio, faceva l’impiegato e conviveva a Reggio; aveva pubblicato romanzi thriller e di fantascienza ed era sfilato in tv come concorrente nella trasmissione ‘L’Eredità’: un’esistenza normale, con qualche sogno di fama, fino al giorno in cui esplose verso i parenti stretti.

Colpì a martellate, uccidendolo, Paolo Eletti, il 58enne che lo allevò ma che, come emerse da un’indagine difensiva, non era il padre biologico. E stordì la madre Sabrina Guidetti con bignè riempiti di benzodiazepine: lei finì in coma e riuscì a salvarsi dopo un lungo ricovero. Per entrambe le accuse - l’omicidio del 58enne e quello tentato della mamma - furono formulate le aggravanti della premeditazione, dei futili motivi, e quella di aver colpito un ascendente (Paolo) che fu la prima cadere. Nel processo di primo grado il giovane confessò la propria responsabilità e fu condannato a 24 anni e 2 mesi con le attenuanti generiche equivalenti.

Resta tuttora misterioso il movente: la Procura formulò diverse tesi, ma la Corte d’Assise depennò i futili motivi perché non furono trovate prove univoche a sostegno di una singola ragione. Gli venne riconosciuta "una fragilità emotiva causata dall’ambiente disfunzionale in cui visse". In secondo grado i giudici confermarono il verdetto e la premeditazione. Ricorrendo in Cassazione, nel novembre 2024 la difesa ottenne l’annullamento della sentenza e il rinvio in Appello per un nuovo processo incentrato sulla sussistenza o meno dell’aggravante, che è stato celebrato nel maggio 2025. Il verdetto emesso l’anno scorso dai giudici di Bologna (l’Appello bis) è stato al centro di un ricorso difensivo accolto. Ora la Corte suprema ha di nuovo annullato la sentenza sull’aggravante rinviando per un nuovo processo di secondo grado.

Secondo i legali di Eletti fu pianificata solo l’aggressione alla madre, ma non quella al 58enne, il cui delitto sarebbe stato frutto di un gesto d’impeto. Nel ricorso ora accolto, i difensori rimarcano come i tre giudici di merito abbiano prospettato differenti tesi sulla premeditazione, da qui il ragionevole dubbio sulla sussistenza: "La sentenza impugnata, a nostro modo di vedere, presentava tutti i vizi censurabili in Cassazione: era apodittica, cioè non motivata, contraddittoria e illogica. È stata abbandona la logica per abbracciare il pregiudizio - scrivono i due legali di Eletti -. Auspichiamo che nel terzo giudizio di appello si voglia prendere atto definitivamente che la premeditazione dell’omicidio di Paolo Eletti non sussiste". Se così fosse, la pena scenderebbe di un terzo, sotto i 15 anni - in virtù della precedente richiesta di rito abbreviato - di cui 6 da lui già scontati. In carcere Eletti fa teatro e lavora. La madre lo ha perdonato.


© il Resto del Carlino