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Migranti e movida: il doppio nodo che ora Trieste deve sbrogliare

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02.06.2026

Andiamo dritti al sodo della tesi che proponiamo: il problema dei migranti a Trieste, come in altre città, non può essere affrontato solo con l’ordine pubblico. È un problema della società e come tale va gestito. Sarebbe illusorio credere di poterlo risolvere scaricandolo sulle forze di polizia, il cui intervento è indispensabile, non sufficiente.

Le cronache raccontano pressoché quotidianamente i due fenomeni distinti, ma collegati tra loro, che hanno reso la questione emergenziale. Il primo è la concentrazione di migranti senza tetto in piazza Libertà, supportati (chi li detesta direbbe «attirati») dai volontari che procurano loro pasti caldi e sacchi a pelo, con qualche scontro – anche sanguinoso.

Il secondo sono le crescenti risse notturne nelle zone della movida (piazza Venezia, ma non solo), quasi sempre tra minorenni (stranieri, ma non solo), che hanno trasformato vie di ristorazione, negozietti e passeggio in arene di teppismo indiscriminato.

In piazza Libertà richiedenti asilo regolari e non, in piazza Garibaldi stranieri dell’Est e sudamericani, sulle Rive giovanissimi. Sono tipologie diverse che necessitano di approcci differenti per l’ordine pubblico

La situazione di piazza Libertà rasenta l’assurdo. È uno sconcio assoluto. Lo è per i poveretti che lì si trascinano senza saper dove andare, perlopiù in attesa di conoscere del proprio status di rifugiati. Lo è per chi dà loro aiuto in condizioni precarie e con mezzi abborracciati. Lo è per i cittadini che timorosi girano al largo e per chi giunge a Trieste ed è accolto da questo biglietto da visita.

Cinquanta metri più in là vi sono gli spazi abbandonati della stazione autocorriere. Possibile non si........

© Il Piccolo