Moschea a Venezia, il leader dei bengalesi: «Diteci dove pregare»
«Siamo aperti al dialogo, lo siamo sempre stati e lo saremo sempre. Non abbiamo minacciato nessuno, abbiamo solo spiegato che una città senza bengalesi che lavorano nelle fabbriche, nei ristoranti, nelle ditte di pulizie degli hotel, nei mercati e in tantissimi altri settori, senza di noi si fermerebbe, per dare l’idea della nostra forza lavoro. Non vogliamo bloccare tutto ma se serve siamo pronti a manifestare». Prince Howlader, portavoce di Giovani per l’Umanità e leader della protesta per la moschea di via Giustizia ha le idee chiare.
Cosa intendete per manifestare?
«Far sentire la nostra voce, democraticamente. Che interessi avremmo a bloccare la città? Meglio il dialogo che la guerra, non siamo così sciocchi. A qualcuno fa comodo farci passare per persone arroganti e violente. Ma sono strumentalizzazioni».
Siete disposti a trovare una intesa con il Comune?
«Certo. Questa volta però siamo noi a chiedere trasparenza, di solito sono le istituzioni. Desideriamo solo che questo dialogo sia diretto, aperto alla cittadinanza».
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C’è stato qualche contatto?
«Dal Comune hanno preso contatti con una persona vicina a me. Adesso........
