Pedrocchi, il caffè dei sogni diventati incubi
Fin dall’inizio, ha concorso a consegnare a Padova il logo della città delle tre “s”: a un Santo senza nome (Antonio è stato talmente unico da guadagnarsi il diritto di esser chiamato con il solo titolo), e a un Prato senza erba (ma riscattato alla grande dal degrado di mera palude dalla creatività di Andrea Memmo), il mitico Antonio Pedrocchi ha concorso ad aggiungere la caratteristica di un caffè senza porte, tenendo aperto h 24 il locale da lui creato.
Un plus, quest’ultimo, peraltro sospeso nei tre drammatici anni tra il 1916 e il 1918, quando una Padova tra i teatri primari della Grande Guerra era costretta a ricorrere all’oscuramento per non esporsi ai bombardamenti aerei.
Quel locale così prestigioso ha peraltro alle spalle un precedente modesto ma fondamentale. Già nel 1772 Francesco Pedrocchi, bergamasco di origine, apre una “bottega del caffè” in un punto strategico di Padova, tra l’università, il municipio, l’area delle piazze sede dei mercati, l’ufficio delle Poste, e la piazza dei Noli (oggi Garibaldi) da cui all’epoca partono le diligenze per le città vicine.
Ecco come il monumento civile di Padova,........
