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Bivacchi in montagna usati come alberghi: il Cai lancia l’allarme sugli abusi sulle Dolomiti

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«Il bivacco è una struttura adibita esclusivamente al ricovero di emergenza. Non è un albergo gratuito. Non è neppure una meta finale». È il più recente appello di una Sezione del Cai – in questo caso quella di Auronzo – contro l’abuso che si fa di questi ripari in alta quota, magari fino a vandalizzarli (o a bruciarli, come è accaduto sulle montagne di Borgo Valbelluna).

Il tema, dibattuto da tempo, sarà al centro di un convegno di respiro nazionale del Cai di Pieve di Cadore, la sera del 24 luglio. Il Cai di Auronzo, che ha in gestione il Fanton sulle Marmarole, al centro di numerosi interventi di soccorso, è arrivato a scrivere – anche in inglese ed in tedesco – che chi lo occupa impropriamente «ha l’obbligo di lasciare il posto ad eventuali escursionisti impegnati in traversate nella zona che abbiano bisogno di ricovero per proseguire il cammino il giorno seguente».

«Non sono prenotabili»

Non solo: questo e gli altri bivacchi «non sono prenotabili», ammonisce il Cai delle Tre Cime e rilancia Francesco Abbruscato, presidente regionale del Club alpino. «Sì, perché», puntualizza, «sempre più frequenti sono le richieste di prenotazioni di bivacchi, soprattutto più iconici, scambiandoli per rifugi, se non addirittura per alberghi».

E quindi? «Per restituire........

© Il Mattino di Padova