Omicidio di Gabriele Vaccaro, gli amici del killer sedicenne accusati di “concorso”. Intanto si cerca ancora l’arma del delitto
Gabriele Vaccaro, 25enne ucciso a Pavia con un fendente al collo
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SeguiciPavia, 23 aprile 2026 – L’inchiesta prosegue e si aggravano le posizioni del 16enne e anche dei suoi quattro amici. Mentre la città ieri sera si è unita per un toccante momento in memoria della vittima, la fiaccolata dalle “Mille luci“ organizzata dalla Consulta dei giovani. Un messaggio silenzioso lanciato proprio dai ragazzi pavesi. Giovani come lo era Gabriele Vaccaro, 25enne morto per le ferite riportate nell’aggressione della notte tra sabato e domenica nel parcheggio dell’area Cattaneo.
Giovani come i suoi due amici, di cui anche un altro ferito, ancora ricoverato al San Matteo. Giovani come anche il 16enne che si trova in custodia cautelare al Beccaria di Milano, dove per questa mattina è fissata l’udienza di convalida. Giovani come anche gli altri quattro del gruppo del 16enne, che già erano stati denunciati per omissione di soccorso, da ieri sono indagati, in stato di libertà, anche per l’ipotesi di reato di concorso in omicidio.
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La ricostruzione in corso
Sono un altro minore, 17enne, e tre invece già maggiorenni, italiani di origini albanesi. La ricostruzione dell’accaduto è ancora in corso di accertamento da parte degli inquirenti, che hanno potuto visionare i filmati registrati dagli impianti di videosorveglianza, anche per la dinamica dello scontro tra i due gruppi di giovani.
Non si sarebbe peraltro trattato di un’azione fulminea, ma di una serie di provocazioni e risposte, iniziate con l’ormai nota richiesta di una fetta di pizza da parte dei cinque nei confronti dei tre che erano diretti a piedi verso la loro auto nel parcheggio con appunto i cartoni delle pizze d’asporto in mano, proseguite per una decina di minuti fino alla tragica aggressione.
La fiaccolata dalle “Mille luci“ organizzata dalla Consulta dei giovani
La versione del killer
Nell’udienza di convalida di oggi il 16enne, che per i suoi avvocati ha sempre tenuto un atteggiamento collaborativo con la polizia, potrà rispondere alle domande degli inquirenti fornendo altri dettagli ad esempio sull’arma usata, che non è stata ritrovata nel punto in cui ha detto agli investigatori della Mobile di averla gettata, senza però specificare di che arma si trattasse. Riferendo che l’aggressione sarebbe partita dai tre e che lui avrebbe reagito, per essere credibile deve fornire elementi circostanziati e riscontrabili.
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Inquirenti non convinti
Nel frattempo la sua versione non sembra aver convinto gli inquirenti, che non solo lo hanno fermato per l’omicidio, ma che lo accusano anche del tentato omicidio per le ferite riportate dall’amico della vittima che si trova ancora ricoverato in ospedale. Intanto ieri sera la fiaccolata dal parcheggio al Duomo ha visto presenze sia istituzionali che di tanti giovani, tutti uniti nella vicinanza al dolore della famiglia della vittima originaria di Favara in Sicilia.
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