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Si fa (troppo) presto a dire Dad, il fantasma delle lezioni in stanza: “Basta sacrificare sempre la scuola”

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08.04.2026

Una delle proteste dei ragazzi in piazza durante la Didattica a distanza del 2021

Per approfondire:

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Milano – Si fa presto a pronunciare la parola “Dad”. Son solo tre lettere, in fondo. Ma tanto basta a evocare fantasmi tutt’altro che antichi. Dopo la didattica a distanza in tempi di Covid, in alcune scuole era spuntata la Dad per caldaie guaste (era successo pure nel polo di via Ulisse Dini). E che dire della Dad (universitaria, perché in “zona rossa“ le scuole si è preferito chiuderle proprio) per il passaggio della fiamma olimpica? Così, all’affacciarsi dell’ipotesi paventata dall’Anief - il sindacato degli insegnanti e dei formatori - di un ritorno alla didattica a distanza dal primo maggio, innescato da un possibile “lockdown energetico”, si sono subito risvegliati incubi familiari e, con loro, anche gruppi nati durante la pandemia, come il “Comitato AScuola!” di Milano, che con quel suo punto esclamativo si era battuto contro la didattica a distanza, in piazza e a colpi di ricorsi al Tar. Vinti.

Una protesta contro la dad

"Un no senza se e senza ma”

Trovandosi ancora quelle tre lettere in fila, hanno prima controllato la data di uscita della notizia - “No, non è un pesce d’aprile” - e poi ribadito un sonoro “No”, senza se e senza ma. “Con ancora più forza chiediamo che questa proposta non venga nemmeno presa in considerazione – spiega Anna Boatti, a nome del Comitato AScuola! –. Gli argomenti per bocciarla sono plurimi e su vari fronti”. Li elenca tutti, mentre le chat dei genitori si infiammano già: “Sul piano energetico, considerando che a maggio il riscaldamento è già spento, non ci sarebbe alcun vantaggio. Il consumo elettrico nelle aule scolastiche sarebbe minimo, con la luce naturale molto forte e le luci artificiali spente. Costringere bambini e ragazzi a casa significherebbe aumentare il consumo elettrico nelle abitazioni. Se si pensa ai mezzi pubblici e al consumo di carburante, iniziamo a chiedere lo smart working ad aziende e uffici”.

Il tema della didattica

Sul piano didattico, poi, immaginare la Dad nell’ultimo mese di scuola “è semplicemente assurdo”: “È il mese in cui si definiscono le valutazioni o, nell’ultimo anno, si perfeziona la preparazione all’esame finale”. Il punto più dolente però riguarda gli strascichi psicologici della pandemia, che si sentono ancora: “Non sono bastati gli effetti della Dad tra il 2020 e il 2022? Eppure se ne parla quasi quotidianamente. Ciononostante, c’è ancora qualcuno che arriva a ipotizzare questa modalità, come se fosse a costo zero. Mentre il costo sono le vite di bambini e ragazzi”. “Chiediamo che la scuola smetta di essere sacrificabile e troppo spesso sacrificata – sottolinea Boatti, che è anche insegnante –. Sacrificata per lo svolgimento delle elezioni, sacrificata per il passaggio della fiaccola olimpica, sacrificabile come vittima delle guerre e delle decisioni prese dagli adulti e, chissà perché, fatte pagare ai più piccoli. Proviamo a diventare un vero Paese, cominciando a curare e salvaguardare la scuola, culla dei futuri cittadini!”.

Il punto di vista dei presidi 

Nessuno ci ha mai paventato questa ipotesi finora e, personalmente, sarei assolutamente contrario alla Dad – boccia l’idea anche Mauro Zeni, presidente dell’Associazione Nazionale Presidi per Milano e Monza-Brianza –: oltre il 90% degli studenti e degli insegnanti si muove con i mezzi, non c’è un tema carburante. Non regge la giustificazione economica: non porterebbe risparmi energetici significativi. Ma, soprattutto, non è un tema che si può evocare così, in allegria, calcolando gli effetti che abbiamo visto sugli studenti”.“Non è una proposta” precisa e corre subito ai ripari l’Anief, che si è vista subito migliaia di commenti in calce al post, soprattutto di genitori già sull’orlo di una crisi di nervi: “Il presidente Marcello Pacifico ha lanciato un allarme”. Mentre il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara stoppa la polemica sul nascere: “La Dad non è contemplata in alcun modo”. E così sia.

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