Gli ex colleghi scaricano Cinturrino: “Aggressivo e ossessionato da Mansouri, pensava solo a prenderlo...” /
Il bosco di Rogoredo, Abderrahim Mansouri, la polizia dopo la sparatoria e la pistola giocattolo sulla scena del delitto
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Milano, 24 febbraio 2026 – "Voleva sempre venire con noi e molto spesso parlava di voler prendere Zack". È una delle rivelazioni rese durante un interrogatorio da uno dei colleghi di Carmelo Cinturrino, fermato per l'omicidio volontario del pusher Abderrahim Mansouri avvenuto lo scorso 26 gennaio nel bosco di Rogoredo. Mansouri, conosciuto come “Zack”, una sfilza di precedenti per spaccio, lesioni, rapina e resistenza a pubblico ufficiale. Del 28enne marocchino i due colleghi del commissariato Mecenate avevano parlato in altre occasioni.
Il capo della piazza
"Era il capo della piazza (di spaccio, ndr) e in più occasioni mi ha detto che gli era scappato e che andava preso" rivela il poliziotto indagato per favoreggiamento e omissione di soccorso per quanto accaduto nel boschetto di Rogoredo il pomeriggio del 26 gennaio scorso. Il ritratto che emerge di Cinturrino è quello di un poliziotto "aggressivo", c'è chi parla di schiaffi a spacciatori e tossici "perché tirassero fuori droga e soldi". Un agente visto come un personaggio "molto particolare, molto aggressivo, anche verso i colleghi. Soprattutto con i tossici, gli spacciatori, c'era sempre qualcosa di non lineare. Si capiva che qualcosa non andava. Parlava con i tossici da solo, cercava la sostanza, andava da solo. Io sono sempre andato con altri colleghi, mai da solo".
"È un pazzo, non sta bene”
Il silenzio sull'aver capito da subito che accanto alla vittima la pistola a salve era stata messa da Cinturrino viene espresso come "un peso" da portare. E l'agente che era a pochi passi dell'assistente capo avrebbe riferito ai colleghi. "È un pazzo, non sta bene, si è fiondato subito sul corpo di Zack e lo ha girato. lo correndo ho visto a terra un oggetto che non mi sembrava una pistola". Un'arma giocattolo che non doveva essere tracciata, che Cinturrino nei primi momenti concitati seguiti alla morte del pusher aveva ordinato a un collega di andare a prendere in commissariato per metterla vicino al corpo esanime del pusher, e sulla quale verrà trovato solo il suo Dna. Pistola che lo stesso agente indagato aveva trovato sei o sette anni fa nei paraggi del fiume Lambro e aveva tenuto.
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"Non volevo lavorare con lui”
La sensazione di disagio sembra diffusa nel commissariato Mecenate. "A me non ha mai ispirato fiducia Cinturrino, non ci volevo lavorare, lo facevo solo se mi mettevano di servizio e quindi non potevo rifiutare. Lui da un annetto, con l'arrivo del nuovo ispettore spesso cercava di condizionare l'ufficio, di lavorare insieme. (...) Lui è sempre stato considerato come paladino o fenomeno, non lo so. Dagli anziani era visto in un modo, dai giovani era visto in un altro; i giovani facevano affidamento su di lui."
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Il martello come arma per picchiare
E aggiunge: "Io ho sempre fatto presente all'ispettore di non metterci insieme, e dopo un po' anche lui si è reso conto che Carmelo aveva atteggiamenti non belli. Era aggressivo, allungava le mani. Io personalmente ho visto che si portava un martello e una volta lo ha usato per picchiare i tossici. Ma non so il motivo, se era frustrato, se dicevano qualcosa che non era quello che voleva sentirsi dire".
"Non vogliamo infangare il commissariato”
Dai verbali degli agenti – interrogati cinque giorni fa – emerge dunque non solo che i colleghi avevano avuto paura di lui in quei momenti e dopo (il 28enne che era più vicino ha temuto che gli sparasse), ma anche che Cinturrino fece loro "pressioni" nei giorni successivi, dicendo frasi come "mi raccomando sulla stessa linea".
"Quando eravamo nel bosco di Rogoredo ho chiamato la Volante per avere ausilio per effettuare un arresto – ha messo a verbale l'ispettore – ho anche chiamato la radio per dire che la volante era con noi". "Ad un certo punto compare Cinturrino", quel pomeriggio del 26 gennaio. Nei verbali anche la decisione di ribaltare le dichiarazioni delle testimonianze negli interrogatori: "Ci siamo dissociati da questa cosa e abbiamo deciso di organizzarci per comunicarlo insieme ad un avvocato". Un altro poliziotto, ad esempio, ha detto: "Non vogliamo sporcare tutto il commissariato, per noi è stato devastante".
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