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Caso Rider, Glovo replica: “Il compenso è equo. E dal Tribunale di Milano nessun ordine per assumere 40mila persone"

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20.02.2026

Glovo ha replicato sul caso rider dopo essere finita sotto controllo giudiziario

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Milano, 20 febbraio 2026 – A poche ore dalla decisione dei giudici milanesi di mettere sotto controllo giudiziario la società Foodinho, srl che gestisce operativamente la piattaforma di delivery Glovo, è arrivata la risposta dell’azienda. "Ieri il Tribunale di Milano ha confermato la nomina di un amministratore giudiziario. È importante chiarire che né il Tribunale né la Procura hanno ordinato a Glovo di assumere 40.000 rider, contrariamente a quanto riportato in modo inesatto da alcune ricostruzioni mediatiche". 

Glovo inoltre, "prende atto della nomina dell'amministratore ed è impegnata a fornire all'indagine in corso tutti i fatti e i dati rilevanti, che dimostreranno come i rider ricevano un compenso equo e pienamente conforme a tutti i requisiti di legge. L'azienda ribadisce la propria disponibilità a collaborare in modo costruttivo con le autorità nel corso di tutto il procedimento".

Glovo e l’accusa di caporalato. Il Pm: “Dall’algoritmo un oscuro calcolo dei compensi per i rider”

La società è al centro di un'inchiesta sul presunto caporalato nei confronti appunto dei 40mila rider impiegati in tutta Italia, ai quali sarebbero state corrisposte paghe "sotto la soglia di povertà" e "inferiori fino al 81,62% rispetto alla contrattazione collettiva".

E ieri il giudice ha convalidato la misura d'urgenza chiesta dalla Procura, confermando Andrea Adriano Romano come amministratore giudiziario, tra i cui compiti c’è quello di "procedere alla regolarizzazione dei lavoratori".

L’amministratore giudiziario

L'amministratore giudiziario per Foodinho nello specifico non avrà "un compito di supplenza rispetto ad altre agenzie o poteri dello Stato rimasti inermi" né lo scopo di "adottare metodi che impongano alle imprese scelte organizzative con la forza propria del sistema penale, ma di garantire - con un metodo certamente meno invasivo rispetto al sequestro, con tutte le garanzie difensive proprie del processo penale e sotto la supervisione di un giudice -il ripristino della legalità, mediante" il monitoraggio "delle scelte dell'imprenditore che si ritiene l'abbia violata", aveva scritto il gip di Milano Roberto Crepaldi convalidando il provvedimento del pm Paolo Storari.

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