Casini: “L’invito di Meloni a un tavolo di confronto? Meglio tardi che mai”
Pierferdinando Casini
Per approfondire:
Articolo: Medio Oriente, Meloni: “Non vogliamo entrare in guerra”. Alle opposizioni: “Non volete accogliere l’appello all’unità, ditelo”. Schlein: “Posi la clava”Articolo: Cos’è l’Ets, come incide sulle bollette e perché Meloni vorrebbe sospenderlo. Lo scontro con la UeArticolo: Notizie Iran, Crosetto: “Attaccata base italiana di Erbil, stanno tutti bene”. Colpite tre navi nello Stretto di Hormuz. Trump: “Abbiamo vinto la guerra in un’ora. Dobbiamo finire il lavoro”Roma, 12 marzo 2026 – Presidente Pier Ferdinando Casini, la Pasqua si avvicina e la premier ieri in Parlamento ha lanciato un ramoscello d’Ulivo alle opposizioni nella forma di un invito a un tavolo di confronto a Palazzo Chigi.
“Bisogna fare una premessa, che è anche sostanza”.
Facciamola.
“Di fronte a una vicenda internazionale di questa portata, l’appello l’avrei fatto il primo giorno, e non dopo quindici. Il rischio è che appaia un po’ strumentale”.
Fatta questa premessa, come dovrebbero comportarsi le opposizioni?
“In momenti di emergenza, chi ha più intelligenza la adoperi. Per cui io, in linea di massima, non respingerei proprio l’invito a sedersi a un tavolo. Si sta arrivando a una forma di confronto tardi e male. Ma è meglio tardi e male che niente”.
La mano tesa della premier guarda anche al referendum?
“Non credo. Mi pare un tema che ormai vada per conto suo. Un tavolo a Palazzo Chigi non sposta la questione”.
Meloni pare avere il problema di smarcarsi da Trump.
“Questo è il punto. Ce l’ha ma ovviamente non vuole ammettere di averlo. Perché è chiaro che mentre la vicinanza con Trump nella prima fase del suo mandato poteva essere qualcosa che le dava delle opportunità, oggi è qualcosa che palesemente le toglie opportunità”.
Anche perché Trump sconti all’Italia non ne ha fatti.
“A parte qualche affermazione di cortesia o di simpatia, nella sostanza la sua politica è una politica che prescinde totalmente dall’Europa, anzi rappresenta l’Europa come una banda di scrocconi. Per cui francamente la Meloni non può non prendere atto di questa realtà, è troppo intelligente per non capirlo”.
Giorgia Meloni e Carlo Nordio
Ma perché invece fa fatica a prenderne atto?
“Fatica a fare mosse palesi, perché avendo una buona relazione con Trump vuole cercare di conciliare il diavolo e l’acqua santa, Trump e l’Europa. Ora, per certi versi è comprensibile, purché sia chiaro l’ordine delle priorità”.
E quale è questo ordine?
“Prima l’Unione europea, secondo il Regno Unito che oggi è tornato prepotentemente in una relazione privilegiata con l’Europa, e poi ovviamente gli Stati Uniti. Nessuno vuole entrare in guerra con gli Stati Uniti”.
L’opposizione avrà difficoltà ad accettare l’invito della premier?
“L’opposizione ha problemi di dinamiche interne che la condizionano. Perché un conto è la posizione del Pd e della Schlein, ad esempio sull’Ucraina, a mio parere ampiamente condivisibile, anche compatibile con quello della Meloni. Già però sull’Occidente, sulla Palestina, sul Board of peace non è compatibile. E poi c’è il rapporto con Conte, che per la Schlein è una priorità”.
A proposito di Board of peace, la premier ha confermato anche ieri che l’Italia non poteva non andare.
“L’Italia dovrebbe fare come gli altri paesi europei, non andarci e mandare gli ambasciatori, per puro atto di cortesia. Il Board of peace rispecchia una visione privatistica di dinamiche internazionali, peraltro fatta anche con il cinismo di giocare su tragedie di milioni di persone”.
In Parlamento si è affacciata la questione dell’uso delle basi americane. Vanno concesse?
“L’Italia ha accordi che ci vincolano. Se le basi militari dovessero essere richieste oltre questi accordi già in vigore, si porrebbe una questione grande come una casa. Però a oggi la nostra situazione è esattamente quella della Spagna o della Francia”.
Nel caso ce le chiedessero oltre gli accordi dovremmo darle?
“Non servirebbe una fuga in avanti come italiani e dovremmo avere una concertazione europea. Perché noi, mai come in questo momento ci accorgiamo che l’unica ancora solida che ci può mantenere a galla è quella dell’Europa”.
Ma quanto è solida quest’ancora?
“Solida o no è l’unica che abbiamo. Poi al di là di questo, la solidità dell’Europa è determinata da noi stessi”.
Giorgia Meloni ha confermato l’utilità del diritto di veto in sede Ue. Sbaglia?
“Si. È impossibile governare una situazione come quella dell’Europa lasciando il diritto di veto a paesi piccoli come la Slovacchia o l’Ungheria, con tutto il rispetto. E questo obbliga l’Europa alla paralisi. Hanno molto più ragione il Partito Popolare e Tajani”.
Le opposizioni hanno attaccato la premier perché non veniva in Parlamento. Lei che è stato presidente della Camera condivide questa critica?
“No. Francamente tra tutti gli argomenti polemici che si possono usare questo non mi sembra valido. Crosetto e Tajani sono venuti due volte nel giro di dieci giorni”.
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