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Legati e sequestrati da tre uomini armati: l’incubo di una famiglia ad Appiano Gentile

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04.03.2026

Indagano i carabinieri

Per approfondire:

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Appiano Gentile (Como) – Sono piombati in casa in tre, ieri mattina alle 7.30, per rapinare la cassaforte. La rapina, il cui bottino è ancora da quantificare, è stata commessa ieri mattina in una abitazione singola di Appiano Gentile, in via Graffignana 1, in cui vive una famiglia. Dopo aver atteso l’uscita di casa in auto della moglie, un gruppo di tre uomini, con il volto coperto da passamontagna e tutti con i guanti indossati, ha fatto irruzione, passando da una porta finestra che probabilmente era stata da poco aperta, affacciata sul giardino nel retro dell’abitazione. All’interno hanno trovato il proprietario di casa, 64 anni, il figlio di 25 e una donna di 87 anni

Carabinierii

L’irruzione 

I tre rapinatori, forse un quarto li attendeva all’esterno, hanno subito immobilizzato tutti e tre, armati con un cacciavite, un coltello e forse una pistola, che tuttavia non è stata estratta né vista da nessuno. Hanno portato le vittime in una stanza e le hanno legate per immobilizzarle, utilizzando sciarpe e fili. A quel punto si sono concentrati sulla cassaforte, un modello da appoggio, che era stato affrancato a terra. L’hanno sradicata colpendola più volte, forse con attrezzi, e poi si sono allontanati con la cassaforte chiusa. All’appello, manca anche una Volkswagen Golf grigia, di cui la banda si è impossessata. Quando le vittime sono riuscite a dare l’allarme, i banditi erano ormai spariti. 

Le indagini 

Per prima cosa sono state diramate le ricerche dell’auto, mentre iniziavano i rilievi all’interno dell’abitazione. Nessuno è stato ferito o ha subito violenze o aggressioni: i tre rapinatori si sono limitati a minacciare e legare il ragazzo, il padre e la nonna, certamente anche per ritardare i tempi di richiesta di aiuto una volta portato a termine il colpo. I carabinieri del Nucleo Investigativo, intervenuti sul posto, per ore hanno cercato tracce lasciate dai tre uomini, probabilmente originari dell’Est Europa, come intuito dalle vittime che gli hanno sentito pronunciare solo poche parole. Le indagini sono coordinate dal sostituto procuratore di Como Michele Pecoraro, che ora valuterà quali altri accertamenti disporre: tra questi, certamente l’acquisizione di telecamere lungo il tragitto di fuga seguito dalla banda, sperando di arrivare al momento in cui hanno abbandonato l’auto e si sono mostrati a volto scoperto. Al momento sembra che non ci siano testimoni che hanno visto arrivare o allontanarsi la banda, ma il sospetto iniziale è che prima di agire, abbiano osservato le abitudini delle vittime.  

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