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Airpack di Ossago Lodigiano, spiraglio di luce: spuntano due possibili compratori

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Il presidio dei lavoratori dell'Airpack di Ossago Lodigiano durante l'incontro con la Regione

Per approfondire:

Articolo: Airpack, una Pasquetta per resistere: ma ora sul futuro dei 41 dipendenti c’è un cauto ottimismoArticolo: Airpack, rotto il tavolo sindacale: altro ‘no’ alla cassa integrazione

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Ossago Lodigiano (Lodi), 21 aprile 2026 – La vertenza dell’Airpack di Ossano Lodigiano entra nel vivo e dall’incontro odierno in Regione Lombardia emerge uno spiraglio inatteso: l’azienda ha infatti ammesso l’esistenza di due ipotetiche offerte di acquisto, che verranno valutate nei prossimi giorni, non appena formalizzate. Un passaggio che consente di guadagnare tempo e mantenere aperta la possibilità di salvaguardare il sito produttivo e i posti di lavoro.

Al tavolo, conclusosi intorno alle 13, erano presenti una delegazione della direzione aziendale, la Regione Lombardia e tutte le organizzazioni sindacali, in particolare Filctem Cgil e Femca Cisl. Anche questa volta, però, l’azienda si è presentata con una posizione giudicata rigida, confermando la chiusura rispetto alle richieste sindacali di concedere più tempo e attivare strumenti, come la cassa integrazione, per tutelare l’occupazione.

Solo nel corso del confronto, anche grazie all’intervento della Regione, è emersa la presenza dei due possibili acquirenti interessati al sito. La riunione si è conclusa con la convocazione di due nuovi appuntamenti, fissati per il 27 aprile e il 30 aprile 2026, proprio per verificare se le proposte potranno trasformarsi in opportunità concrete. L’obiettivo condiviso è evitare che la produzione venga trasferita all’estero e mantenere in attività lo stabilimento, considerato strategico per il territorio. «Tutte le possibilità fino all’ultimo secondo vanno prese in considerazione», è la linea emersa dal confronto, nella speranza che nei prossimi giorni si possa arrivare a una svolta sulla vendita.

La vertenza dell’ex Airpack era entrata nella sua fase più calda, già con la convocazione del tavolo regionale del 21 aprile e con l’audizione fissata per giovedì 23 aprile, alle 11, in Commissione Attività produttive. Un percorso avviato dopo la rottura definitiva delle trattative a livello territoriale: l’azienda aveva presentato i licenziamenti il 16 febbraio e nei successivi incontri aveva respinto ogni richiesta di ritiro dei provvedimenti o di attivazione di ammortizzatori sociali straordinari per i 41 lavoratori coinvolti.

Sul fronte politico resta alta l’attenzione. Le esponenti del Movimento 5 Stelle, la consigliera regionale Paola Pizzighini e la deputata Valentina Barzotti, hanno ribadito la necessità di un impegno forte da parte delle istituzioni. «Siamo di fronte a un improvviso licenziamento collettivo che colpisce 40 lavoratori e un dirigente senza alcuna reale prospettiva di tutela occupazionale – aveva dichiarato Pizzighini –. Serve un’assunzione di responsabilità da parte di Regione Lombardia che non può limitarsi a un ruolo notarile, ma deve esercitare fino in fondo la propria funzione di regia nelle crisi aziendali».

Per Barzotti, negli ultimi anni il Lodigiano «ha subito una vera e propria desertificazione industriale» e per questo serve «un piano straordinario di reindustrializzazione e politiche attive del lavoro». Anche il consigliere regionale del Pd Roberto Vallacchi aveva sottolineato l’importanza di anticipare i tempi della discussione istituzionale per tentare una mediazione prima delle scadenze legate ai licenziamenti. Ora l’attenzione è tutta concentrata sui prossimi incontri di fine aprile: giorni decisivi per capire se le manifestazioni di interesse annunciate potranno tradursi in una reale possibilità di cessione e in una concreta speranza per il futuro dello stabilimento e dei lavoratori. 

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