Tram 9, il vertice in procura un mese dopo il deragliamento. Pronta l’analisi della scatola nera: ora l’inchiesta si allarga
Il tram deragliato un mese fa all’incrocio tra via Vittorio Veneto e via Lazzaretto
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Articolo: Tram 9 deragliato, il conducente chiede di essere interrogato. E ribadisce: “Svenuto per un malore, ora non voglio più guidare”Articolo: Le indagini sul Tramlink deragliato, il silenzio al telefono con il collega e i 12 secondi tra la fine della telefonata e lo schiantoArticolo: La chiamata del tranviere al collega 6 minuti prima della tragedia. La difesa: “Non era al telefono prima del deragliamento”Milano, 26 marzo – La settimana prossima, quella di Pasqua, potrebbe segnare una svolta nell’indagine sul deragliamento del tram 9, che esattamente un mese fa ha provocato la morte di Ferdinando Favia e Okon Johnson Lucky e il ferimento di altri 54 passeggeri.
Ieri mattina si è tenuto un vertice in Procura, al quale hanno preso parte i magistrati titolari del fascicolo Elisa Calanducci e Corinna Carrara, il perito Fabrizio D’Errico, gli agenti della Squadra interventi speciali della polizia locale guidati dal comandante Gianluca Mirabelli e i carabinieri del Nucleo ispettorato del lavoro coordinati dal tenente colonnello Loris Baldassarre.
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La scatola nera decisiva
Il prossimo passo di cui hanno parlato inquirenti e investigatori riguarda l’apertura della scatola nera, che custodisce tutti i dati sui movimenti della vettura 7707 (velocità, accelerazioni, frenate, fermate ed eventuali attivazioni dei sistemi di emergenza) e che dovrebbe fornire elementi certi sugli ultimi secondi. Uno step che potrebbe coincidere con altre iscrizioni a garanzia nel registro degli indagati, così da consentire ai diretti interessati la nomina di consulenti per partecipare agli accertamenti tecnici. Tradotto: è possibile che si arrivi al formale allargamento dell’inchiesta anche ad alcuni dirigenti di Atm.
Pietro Montemurro, tranviere alla guida del tram deragliato lo scorso 27 febbraio
L’interrogatorio del conducente
Intanto, nel primo pomeriggio di mercoledì, il conducente del Tramlink Pietro M. sarà interrogato dai pm: il sessantenne, che nella precedente occasione si era avvalso della facoltà di non rispondere perché ancora provato dall’accaduto, ha intenzione di fornire la sua versione dei fatti. Assistito dagli avvocati Mirko Mazzali e Benedetto Tusa, l’uomo dovrebbe ribadire la ricostruzione già fatta ai ghisa nelle prime ore: quella che origina da un mancamento, provocato da una botta all’alluce sinistro rimediata mezz’ora prima mentre aiutava un disabile in carrozzina a salire sul 9, che gli avrebbe fatto vedere “tutto nero”; a quel punto, avrebbe perso il controllo del mezzo pubblico, saltando la fermata di viale Vittorio Veneto a circa 50 chilometri orari e non azionando lo scambio all’incrocio.
Il tram 9 deragliato a Milano lo scorso 27 febbraio
La chiamata misteriosa
M. è indagato per disastro ferroviario, omicidio colposo e lesioni colpose. Prima dello schianto, il conducente ha telefonato a un collega, probabilmente per informarlo che si era fatto male. Quanto prima? La chiamata si sarebbe interrotta per i suoi legali almeno un minuto e mezzo prima. La timeline dei ghisa direbbe altro: la conversazione sarebbe cominciata circa quattro minuti prima, sarebbe durata 3 minuti e 40 secondi e si sarebbe conclusa 12 secondi prima del deragliamento. Quindi a ridosso del punto in cui il tram è uscito rovinosamente dai binari.
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