Tram deragliato, il tassista del video: “Io e i passeggeri, salvati dal semaforo e dalle valigie”
Okon Johnson Lucky e Ferdinando Favia, le due vittime dell’incidente del tram
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L’atto è un passaggio necessario per l’accertamento medico legale che si terrà nei prossimi giorni. Per il tranviere ci sarà l’avvocato Benedetto Tusa e per la compagna gravemente ferita di Ferdinando Favia, l’uomo morto sul colpo, sarà presente l’avvocato Stefano Benvenuto. Il quale, a differenza del primo, nominerà un esperto affinché segua l’esame autoptico. Le indagini sono coordinate dal procuratore Marcello Viola e dalla pm che era di turno il giorno dell’incidente, Elisa Calanducci, da ieri affiancata dalla collega Corinna Carrara.
Per far luce su quanto è accaduto, sebbene sia inverosimile che un veicolo simile possa aver avuto un guasto, sul fronte tecnologico importante sarà l’esame della scatola nera: da qui si capirà se ci possa essere stata, anche se sono in molti ad escluderla, qualche falla. Sul fronte che riguarda un presunto errore umano, invece, saranno fondamentali le analisi, non solo delle conversazioni del tranviere con la centrale operativa dell’Atm, ma anche del suo cellulare ora sotto sequestro.
I rilievi notturni dopo il deragliamento (Bettolini)
Milano, 5 marzo 2026 – «Ho alzato la testa e ho visto il tram finire contro il palazzo. Poi un polverone e il fumo. Poteva essere qualsiasi cosa: un incidente, un attentato, il terremoto... Quando sono sceso dalla macchina ho sentito urla e pianti. Tremavo, non avevo il coraggio di avvicinarmi ai feriti. E ho chiamato i soccorsi».
Igor, milanese di 32 anni, è il tassista che lo scorso venerdì si trovava in viale Vittorio Veneto a pochi metri dal punto in cui il tram è deragliato verso via Lazzaretto, causando due morti e 54 feriti.
La dash cam della sua auto ha ripreso lo schianto in diretta. Il video, che ha iniziato a circolare quello stesso giorno, è poi diventato virale.
A chi ha consegnato il filmato?
«Alla polizia locale, dato che è materiale prezioso per le indagini. Dopo l’incidente lo avevo inviato a colleghi e conoscenti per informarli dell’accaduto e far sì che si tenessero lontani dalla zona, visto che in poco tempo il traffico è andato in tilt. Io ero sotto choc, mi sono salvato per pochissimo. Provvidenziali sono stati i minuti impiegati per far salire in auto i clienti».
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In che via erano saliti?
«Proprio in viale Vittorio Veneto, erano saliti sul taxi un minuto prima, diretti alla stazione Centrale per prendere un treno. Per fortuna, dico ora con il senno di poi, abbiamo “perso tempo" per caricare le valigie in macchina. E per fortuna, quando siamo arrivati quasi all’incrocio con via Lazzaretto, il semaforo per noi era diventato rosso. Se fosse stato verde, forse ci saremmo trovati proprio nella traiettoria del tram al momento del deragliamento. Sarebbero bastati pochi secondi e un colore diverso di semaforo perché ci prendesse in pieno. Cerco di non pensarci».
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Davanti all’auto c’era anche un rider che si è fermato appena in tempo...
«Esatto. Il ragazzo in bici era anche pericolosamente avanzato oltre la striscia d’arresto del semaforo. Fortunatamente si è fermato in tempo, prima che il tram deragliasse. Stava guardando la strada e quando ha visto arrivare il tram, che non avrebbe dovuto svoltare verso via Lazzaretto, è scappato nella direzione opposta».
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Dopo lo schianto cos’ha fatto?
«Sono sceso, ho visto la situazione e ho chiamato i soccorsi. Non me la sentivo di fare altro, era una situazione troppo grave, che mai mi sarei immaginato. Le ambulanze sono arrivate in pochissimo tempo. Nel frattempo in strada si era creata una colonna di auto, quindi ci siamo tutti spostati in retromarcia per fare largo alle ambulanze. I miei clienti sono arrivati in tempo in stazione. Naturalmente questo è un fatto secondario rispetto all’enormità della tragedia. Ma ci tengo a dire una cosa...».
Cosa?
«Sui social, tanti hanno criticato le parole che si sentono nell’audio (“Non arriveremo mai. Dobbiamo scendere?“). Io ribadisco che in quel momento, a pochi secondi dallo schianto, non sapevamo cosa fosse successo. La reazione di chi era in auto è comprensibile».
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