Grand Prix ‘66, la Formula 1 a Monza è un film fra auto sparate con il cannone e le comparse pescate in città
I fratelli Peo e Walter Consonni
Per approfondire:
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SeguiciMonza, 30 agosto 2026 – Se nasci a Monza e sei bambino tra gli anni ’50 e ’60 e alla mattina la tua sveglia sono i decibel dei motori che ’urlano’ in autodromo, «non puoi non farti contagiare. Quello era come il richiamo delle sirene». Quando il vento girava per il verso giusto, il suono del circuito arrivava fin dentro le finestre della sua casa in centro.
Casa a due passi dal Duomo. E bottega, quella del papà salumiere, in via Dei Mille, a quattro passi dalla basilica ma di strada tra il municipio e l’autodromo. Erano gli anni del dazio, e i dazieri facevano la spola tra l’ufficio che avevano in centro e quello sotto la tribuna centrale. Giravano in coppia, su un vecchio sidecar Guzzi. «Col tempo erano diventati amici di papà, lui gli offriva pane e prosciutto e in cambio gli diceva “dai, portami su i bambini in........© Il Giorno
