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Osvaldo Bagnoli, il mister operaio. Dalla catena di montaggio allo scudetto da favola

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L'allenatore Osvaldo Bagnoli portato per la vittoria del Verona contro l'Atalanta (stagione 1984-1985)

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Milano, 17 luglio 2026 – È persino un peccato che Osvaldo Bagnoli, grande eroe proletario di un calcio che non c’è più, rischi di essere ricordato soltanto per lo scudetto del Verona. Beninteso, appartiene legittimamente alla storia l’impresa tricolore della squadra della città di Giulietta e Romeo.

Correva l’anno 1985 e gli scaligeri, appunto allenati da Bagnoli, si misero dietro in serie A la Juventus del francese Platini, l’Inter del tedesco Rummenigge, il Napoli dell’argentino Maradona. Come dire nel presente Mbappé, Messi, Yamal, Bellingham. Perché allora, in un tempo che oggi è persino vietato immaginare, il calcio italiano era frequentato dai più grandi assi della pedata, che da ogni angolo del pianeta si davano appuntamento nel Bel Paese. Come non accadrà mai più, a scanso di equivoci.

La ringhiera alla Bovisa

Eppure, dicevo all’inizio, Bagnoli, spentosi oggi a 91 anni, è stato molto di più, cioè ha rappresentato un’idea di Italia e del pallone che veniva da una sofferenza profonda. Figlio della Milano più povera, quella delle case a ringhiera del........

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