Valdo celebra 100 anni: un secolo di epopea del Prosecco. E il primo ‘no alcol’ è già un successo
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Valdo celebra 100 anni: un secolo di epopea del Prosecco. E il primo ‘no alcol’ è già un successo
Al Teatro Gerolamo di Milano, Pierluigi Bolla racconta le pietre miliari della storica azienda vitivinicola, con lo sguardo sempre rivolto al futuro: "Vendiamo vino, vendiamo cultura, vendiamo gusto"
di LAURA DE BENEDETTI
13 marzo 2026L'evento 'Cento anni di Valdo, quando il Prosecco diventa cultura' al Teatro Gerolamo di Milano
Per approfondire:
Articolo: Foss Marai, 40 anni di brindisi “saggi” nelle colline del Prosecco DocgArticolo: Casa Valdo, enoturismo di lusso tra i vigneti del Prosecco ValdobbiadeneArticolo: Vivai di Rauscedo presenta il Prosecco Piwi: 5 nuove varietà di Glera resistenti a malattie e cambiamenti climaticiFacebookXWhatsAppPrint
"Vendiamo vino, vendiamo cultura, vendiamo gusto". Così Pierluigi Bolla, presidente dell'azienda che ha contribuito a diffondere il Prosecco in tutto il mondo, ha riassunto, nel piccolo scrigno del Teatro Gerolamo, poco distante dal Duomo, nel cuore di Milano, i 100 anni di Valdo.
Valdo tra i Marchi storici d'Italia
Nel 1883 Albano Bolla, proprietario di una locanda a Soave (Verona), decide di produrre vino per i propri ospiti e di portarlo nei migliori locali di Venezia e Milano. Un'attenzione al cliente che ha segnato da subito la storia di questa famiglia rispetto ai singoli agricoltori e vignaioli locali. Nel 1926, 100 anni fa appunto, nasce la Società Anonima Vini Italiani Superiori; nel 1938 Sergio Bolla ne completa l’acquisizione, trasformandola nel 1951 in Valdo, azienda che oggi è entrata di diritto tra i Marchi storici d'Italia, riconoscimento che, ha sottolineato Bolla, "ci dà grande soddisfazione ma è anche un impegno per il futuro". Ed infatti l'azienda prosegue nell’internalizzazione del prodotto, nel portare il proprio know how in altri territori e nel 'sondare' il vino dealcolato, per il quale è già arrivata, proprio a marzo, la prima medaglia d'oro in un concorso a Berlino.
Il nome Valdo? Un’intuizione in anticipo sui tempi
Un momento della rappresentazione teatrale del secolo di vita dell'azienda Valdo, 'regina' del Prosecco
Giulio Somma, giornalista esperto di vini, ha evidenziato il "rischio” ma anche la lungimiranza di chiamare l'azienda ‘Valdo’, semplificando al contempo il termine Valdobbiadene, nel 1951 quando, ha ricordato, non esistevano ancora le identità geografiche, lo story telling del vino non era ancora nato e il vino made in Italy non era ancora 'celebre’: poteva dunque essere controproducente legare la produzione ad un territorio. Invece la scelta è vincente: oggi la Valdobbiadene (provincia di Treviso, in Veneto), dove si produce l’eccellenza del Prosecco Superiore e dove Valdo ha sede, è una delle mete dell'enoturismo. Con Conegliano, inoltre, vanta, con le sue colline, il titolo di Patrimonio dell’Umanità Unesco dal 2019. E non a caso Bolla ha aperto nella Valdobbiadene Casa Valdo, ristrutturando un cascinale per farne una ‘country house’ affacciata su filari che racchiudono una “biblioteca dei vecchi vigneti’ di glera. Il vino parla, racconta la propria storia, col suo gusto richiama il consumatore, lo accoglie.
Il Prosecco, vino 'vivace’ già dagli anni ‘90
Già il papà di Pierluigi, Bruno, fa del vino il suo business ma è poi l'attuale patron a produrre le 'bollicine' più famose del pianeta, che, è stato ricordato, attualmente vendono tre volte di più dello Champagne. Perché un tale successo? Il prosecco, è stato detto, non è solo uno spumante, ma anche un vino importante per la degustazione, e, soprattutto, arriva diretto, senza 'scalate culturali’: "è un vino che sa parlare al mondo”.
Il Prosecco amato dalle donne
Pierluigi Bolla, presidente di Valdo azienda di Valdobbiadene
E, rimarca Bolla, alle donne: “Negli anni ‘90 dicevo che il rivale del prosecco era il vino bianco (non lo champagne, ndr). Il prosecco era sulle tavole, nelle caraffe al posto del pinot grigio e restava in tavola per tutto il tempo. Le donne, (che dagli anni ‘60 hanno un nuovo stile di vita), lo preferiscono. Abbiamo la soddisfazione di accompagnare i momenti felici delle persone e lo stimolo per continuare su questa strada per il futuro”. Già negli anni '90, con la diffusione di spot e pubblicità, lo slogan del prosecco Valdo era "Una vita vivace” perché, come ha sottolineato la chef stellata Chiara Pavan, “è un prodotto sempre molto richiesto, che porta sempre gioia e allegria, è sinonimo di vivacità e festa". Oltre ad essere espressione identitaria di un territorio.
La storia d'Italia (e di Valdo) a suon di brindisi
Al Teatro Gerolamo, scene di vita italiana attraverso i decenni con le bollicine del Prosecco
I decenni di crescita di Valdo e del prosecco, divenuto vino iconico sinonimo di ‘bollicine’, sono evoluti di pari passo con la trasformazione in atto nella società italiana: alcuni attori, con brevi spaccati, affacciati a sorpresa sui palchi del teatro, hanno ricordato come questo vino abbia accompagnato attraverso i decenni, a suon di brindisi, la vita degli italiani (e non solo) tra festeggiamenti in famiglia, momenti celebrativi, feste di laurea, fino al ritrovo tra amiche, segno dei tempi.
Il Prosecco (e la Valdo) del futuro?
Ma come sopravvivere allo scenario odierno? Dazi, guerre, cambiamenti climatici. “Le guerre passano, il prosecco resta” si afferma scherzosamente nell'incontro celebrativo condotto da Pino Strabioli, esperto di costume e conduttore televisivo. In realtà il presidente di Valdo, Pierluigi Bolla, ha, come sempre, le idee chiare: “L’idea di internazionalizzazione del prodotto nasce nel '74 in famiglia: prima verso il mercato Usa, poi verso l’Inghilterra e poi l’apertura verso Germania e Austria. Abbiamo avuto sempre grande sensibilità nel cercare di capire come evolve il mercato. Oggi il Prosecco deve imparare a governare il mercato senza più doverlo ‘conquistare’”. Ormai le ‘bollicine’ si fanno in tutti i continenti, rimarca il patron, ma il prosecco può essere un passpartout per altri vini (così come per i cocktail, come insegna lo Spritz, ndr). E già si sta lavorando su rosè e gradazioni più basse, ma senza rincorrere le mode. "La Valdo sarà sempre più internazionalizzata - afferma Pierluigi Bolla, vero ambasciatore del prosecco nel mondo –. Inoltre l’obiettivo è portare il nostro know how in altri territori”.
Valdo Purø – Alcohol Free Blanc de Blancs
Valdo ha inoltre avviato una nuova fase strategica che include l’acquisizione dell’azienda agricola I Magredi, nelle Grave del Friuli, 65 ettari di vigneti e un patrimonio vitivinicolo di grande valore, destinato allo sviluppo di nuovi progetti enologici tra vini fermi, metodo Charmat e metodo classico. Sul fronte dei nuovi consumi, l’azienda ha recentemente presentato Valdo Purø – Alcohol Free Blanc de Blancs, proposta dealcolata che interpreta le tendenze contemporanee. E che si è già guadagnata la sua prima medaglia d’oro. Anche se, conferma Bolla, quello del vino senza alcol potrebbe essere solo una moda, come avvenuto per altri prodotti, oppure affermarsi secondo le regole del mercato. A dirlo sarà il tempo: intanto Valdo è già in prima linea.
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