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Yana uccisa e fatta sparire in un trolley, l’accusa insiste: delitto premeditato, ergastolo per l’ex fidanzato Dumitru Stratan

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25.03.2026

Yana Malayko

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Mantova, 25 marzo 2025 – ''Yana Malaiko è stata uccisa da Dumitru Stratan in modo sofisticato, pensato, organizzato''. Quella all'ergastolo è la giusta condanna.

Davanti alla Corte d'assise d'appello di Brescia non hanno dubbi i rappresentanti dell'accusa e con la difesa è battaglia sulla premeditazione: è il punto nodale, quello su cui si gioca il carcere a vita. Il 6 marzo del 2025 i giudici della Corte d'assise di Mantova avevano condannato Dumitru Straran, detto Dima, 36 anni, moldavo, a vent'anni di carcere per omicidio volontario ''con dolo d'impeto'' e occultamento di cadavere.

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Era caduta la premeditazione per la quale il pm Lucia Lombardo si era espressa per il massimo della pena. In sede di udienza preliminare Stratan aveva chiesto il giudizio abbreviato, precluso però dalla premeditazione. Una volta venuta meno quest'ultima, i giudici avevano deciso di applicare la riduzione di un terzo prevista dall'abbreviato e partendo da una pena base di trent'anni erano arrivati alla condanna a vent'anni.

Il pm Lucia Lombardo

Era la notte fra il 19 e il 20 gennaio del 2023, a Castiglione delle Stiviere, in un appartamento in un grande condominio in piazzale Resistenza, conosciuto come "grattacielo". Yana, 23enne ucraina, era ospitata da Cristina Stratan, sorella di Dumitru, per la quale lavorava come barista. Dopo la rottura della relazione con Stratan, Yana aveva avviato una nuova relazione. Una volta in casa, la ragazza era stata colpita al viso e al capo, soffocata forse con un cuscino e poi compressa all'interno di un trolley che Stratan aveva nascosto sotto una catasta di legna e fogliame nelle campagne fra Castiglione e Lonato del Garda. Lì era stato ritrovato soltanto tredici giorni dopo, nel pomeriggio del primo febbraio. L'autopsia aveva svelato "lesioni multiple di natura ematica" e indicato come causa della morte una "asfissia meccanica violenta".

L'imputato, come già nel prmo processo, non si è presentato ed rimasto nella sua cella nella casa circondariale di Monza. Oleksandr Malaiko, il padre di Yana, è come sempre presente, accompagnato dal suo legale Angelo Lino Murtas, dal consulente di parte civile, il criminologo Gianni Spoletti, da Francesco Porrello, presidente dell'associazione onlus Y.A.N.A. (You Are Not Alone); con lo striscione. Come nel primo dibattimento, a Mantova, c'è anche il gruppo delle giovani amiche che si impegnarono nella ricerca quando Yana era ancora una persona scomparsa. ''Mi auguro - dice Oleksandr - una sentenza che, a differenza di quella di Mantova, dia il massimo delle pena. Chi progetta un femminicidio deve sapere che non può sperare di essere fuori dal carcere dopo qualche anno''.

Oleksandr Malaiko, il padre di Yana

Nella sua requisitoria il pm Lombardo (applicato per il processo d'appello) parla di un omicidio diviso in tre fasi: ideativa, programmatoria, realizzativa. ''Il 15 gennaio 2023 - dice - è stata emessa una sentenza di morte, sia pure condizionata''. Quel giorno, mentre Yana è nel bar di Cristina con Andrei Cojocaru, il nuovo compagno, e altre persone, si presenta Stratan. Tutti escono. I due ex fidanzati si confrontano. Scatta la minaccia dell'uomo: se hai una relazione con qualcuno conosciuto, qualcuno del gruppo, ti ammazzo.

Il 17 gennaio è un punto di non ritorno. Stratan insulta pesantemente la ragazza. Il suo sospetto è diventato certezza: Yana si è legata a un altro. Adesso Dima sa. L'idea di uccidere si rafforza. Nella notte sul 18 fa sette passaggi nell'androne del palazzo dove vive Yana. E' la notte fra il 19 e il 20 e Stratan dà esecuzione all'idea ormai diventata progetto. Con ripetute insistenze, attira Yana in un tranello in casa della sorella con il pretesto di restituire il cagnolino Bulka, che non sta bene. Sa che Yana è affezionatissima alla bestiola, l'ama di un affetto quasi materno. Strappa la telecamera dell'ascensore. Rimuove quella all'interno dell'appartamento della sorella. ''Dopo avere ucciso, fuma una sigaretta. Agisce con freddezza, con calma. Bonifica l'alloggio. Occulta il cadavere''.

Ma prima di partire per le campagne con il suo tragico fardello, trova il tempo per una sosta nel bar di Cristina e per rivolgere un apprezzamento a due ragazze. Una volta arrestato, non fornisce una sola indicazione per fare ritrovare il corpo. Perché Dumitru Stratan diventa assassino? ''Per astio per la relazione interrotta. Ma io credo che ci sia qualcosa di più. Si è sentito tradito da Yana con uno della stessa compagnia. Si trattava di salvare il suo 'onore' ''. La richiesta finale è ergastolo con isolamento diurno.

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Sempre per l'accusa, l'avvocato generale Domenico Chiaro ribadisce la tesi dell'omicidio preterintenzionale (Yana cade dopo uno spintone, l'uomo si allontana per andare in un altro locale, quando torna trova la ragazza in apnea, tenta la respirazione bocca a bocca, è in preda al panico). Le lesioni su Yana "non sono assolutamente compatibili" con questa versione: Yana è stata ''massacrata'', vittima, come scrive, anche la sentenza, di una ''violenta e brutale aggressione''. Un altro caposaldo difensivo è che non sia morta nell'appartamento ma in un secondo tempo. Questo perché nel suo stomaco sono state trovate tracce di una digestione. Niente lo prova. La telecamera ha fissato solo l'offerta di una pasta a Dima, da questi rifiutata, non che Yana l'abbia consumata. E poi perché avrebbe dovuto rimettersi a tavola se era reduce da una cena con il nuovo fidanzato Andrei?

Angelo Lino Murtas, legale dei genitori di Yana, della nonna e del marito di quest'ultima, definisce l'imputato un ''maschio alfa" che come tale ''non può accettare che Yana abbia una relazione con un altro, perché diventerebbe lo zimbello della compagnia". E' la volta della difesa. L'avvocato Gregorio Viscomi ripropone il punto della cena improvvisata e sottolinea come Stratan, interrogato, abbia dichiarato di avere colto, nel corso del tentativo di rianimazione, il gusto della pasta. C'è anche la foto di un pentolino con un frammento di pasta nell'angolo cottura. Il legale va all'attacco della premeditazione. "Nessuno ha parlato della notte del 18 gennaio. La vittima dorme sul divano. Stratan passa e ripassa, cammina addirittura in punta di piedi. Yana è lì, assolutamente inerme perché dorme. Lui potrebbe fare tutto quello che vuole. Invece non fa niente. Anzi, cammina sulle punte per non svegliarla. E allora, come si fa a parlare di premeditazione?''. Quanto alla restituzione del cane, è stata invece Yana a sollecitarla.

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Qualche scintilla nel finale quando il difensore eccepisce l'inammissibilità dell'atto di appello del pubblico ministero, depositato solo in cancelleria e non sul portale. Altre scintille poco dopo. La Corte vorrebbe proseguire l'udienza. L'avvocato calabrese fa presente di non potersi trattenere perché atteso da un volo alle 16, all'aeroporto di Orio al Serio. Alla fine la presidente Eliana Genovese decide che si torni in aula il 22 aprile per le repliche e la sentenza.

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