Francesco Cicchella: “Dietro un comico c’è un bimbo triste. Io e Sal Da Vinci ridiamo della sua imitazione”
Francesco Cicchella il 7 e l’8 aprile agli Arcimboldi con “Tante belle cose”
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SeguiciMilano – Ma cosa scrive sulla carta d’identità Francesco Cicchella? Che mica è facile decidersi fra musicista, attore, comico, imitatore. Forse la definizione giusta è una sola: showman. E infatti eccolo il 7 e l’8 aprile sul grande palco degli Arcimboldi con “Tante belle cose”. Un assolo. Di puro varietà. Scritto insieme a Gennaro Scarpato. E con Vincenzo De Honestis e Yaser Mohamed a supportare in scena il trentasettenne napoletano.
Cicchella, come lo descriviamo il lavoro?
“È un po’ diverso dal passato, per la prima ho costruito una piccola storia, una cornice in cui inserisco canzoni, personaggi, sketch comici. Mi sono immaginato di essere nel 2050, a un passo dal ritiro, mentre traccio un bilancio in questo salotto proveniente dal futuro. Ma chiaramente è anche un pretesto per essere un po’ satirici sul presente”.
Imitatore, cantante, comico sagace: Francesco Cicchella
Quindi come si immagina nel 2050?
“In realtà non sono una persona che si fa troppe domande su quel che sarà, infatti con un flashback torno subito ai nostri giorni. Per me il lavoro è l’espressione di me stesso, se non avessi più nulla da dire potrei ritirarmi molto prima o, al contrario, proseguire senza problemi. Ma non amo esserci per esserci”.
Effettivamente non sembra un prezzemolino.
“Credo sia la mia forza, evitare di cadere in questa continua esposizione di sé, grosso problema della contemporaneità, non solo all’interno del mondo dello spettacolo. Quindi cerco delle ragioni per esserci. Che poi è anche il motivo per cui prediligo il teatro, il contatto diretto con le persone”.
Da dove prende ispirazione la sua comicità?
“Ogni comico si alimenta del conflitto, a volte del disagio, osservando il mondo da una prospettiva diversa che permette di coglierne le contraddizioni e trasformarle in risata, in pensiero. Una dinamica che riguarda qualsiasi livello, dal puro intrattenimento alla satira. Il tutto a volte con evidenti sfumature di autoterapia”.
Cosa intende?
“Questo conflitto può trasformarsi in malessere. E allora salire sul palco pacifica il turbamento attraverso lo scambio di energia. Non è un caso che i comici siano spesso persone malinconiche. Poi la mia ispirazione proviene anche da tutto ciò che riguarda il mio mondo, che è primariamente quello della musica visto che nasco pianista. Il mio occhio e il mio orecchio sono attenti a quello che succede, per questo l’imitazione dei cantanti è diventato un po’ il mio marchio di fabbrica. Un’imitazione che però si è evoluta nel tempo, come se oggi fosse occasione per un messaggio diverso”.
Ci faccia un esempio.
“Achille Lauro diventa pretesto per fare una critica alle etichette e all’estremizzazione del politicamente corretto”.
Ma non è Cicchella che lei è più tormentato di quello che sembra?
“Mi sa di sì. Mica però sono qui a fustigarmi! Nello spettacolo si ride moltissimo. Ma anche il mio amico Angelo Pintus mi ha detto una cosa simile, ricordando come dietro a un comico ci sia sempre un bambino triste”.
E il palco è sufficiente per stare meglio?
“Sì, è una terapia. Insieme ai tanti messaggi straordinari che mi mandano le persone sul web”.
Sal da Vinci
Anche la sua ultima imitazione di Sal Da Vinci ha fatto esplodere i social.
“Pensa che in realtà è una delle più vecchie in assoluto. La prima volta che l’ho fatta non avevo neanche vent’anni e Sal era ancora un fenomeno solo napoletano. Tecnicamente la considero fra le mie migliori e devo ammettere che ho aspettato a riproporla in attesa del momento giusto. Figurarsi ora con la vittoria di Sanremo. Io e lui poi siamo amici da una vita, ridiamo insieme di queste cose”.
A quali imitazioni è più legato?
“Sono come figli. Ma Michael Bublé è stato il primo personaggio che ho fatto con successo da ragazzo, a Made in Sud. Mentre Ultimo e Achille Lauro mi hanno rilanciato dopo il covid”.
Serata storta?
“Succede. Ma il bello della comicità è che se hai prontezza di spirito puoi trasformare l’imprevisto in qualcosa di valore. Una sera stavo interpretando Massimo Ranieri e mentre cantavo facevo pure ginnastica. Dopo uno squat mi si è strappato tutto e ho fatto mezzo spettacolo con la mutanda di fuori, facendola diventare una gag. Durante un’altra replica invece c’è stato un black out ma abbiamo proseguito con le torce dei telefonini, cantando a cappella”.
Il momento più bello?
“Vincere “Tale e quale Show” è stato molto importante e mi ha fatto capire che forse si stava delineando un percorso che mi avrebbe portato lontano”.
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