Stefano Conti e l’incubo finito a Panama: “Ma non tornerò più a Cesano Maderno. Ora voglio il risarcimento”
Stefano Conti, 40 anni, era stato arrestato il 15 agosto 2022 con l’accusa di tratta di esseri umani a scopo sessuale
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Ora ce l’ha fatta. Ma non tornerà nella sua Brianza, a Cesano Maderno, dove era nato e cresciuto, e nemmeno a Varedo, ultimo domicilio italiano fino a sette anni fa. “In Italia non voglio più mettere piede. Quando sono stato assolto mi sarei aspettato che il mio Paese venisse a prendermi. E invece ancora una volta ho dovuto fare tutto da solo. Se sono libero lo devo solo a me stesso e a Dio. Ringrazio solo la Farnesina, che alla fine mi ha fatto sentire la sua presenza grazie ai miei avvocati Vincenzo Randazzo e soprattutto Valter Biscotti”.
L'avvocato di Conti, Valter Biscotti
Le accuse false e costruite
Trader di successo, si era ritrovato rinchiuso per 423 giorni in uno dei carceri peggiori del mondo, in mezzo a ratti, assassini, condizioni igieniche terribili, privazioni al limite della tortura. Attingendo al suo patrimonio, si era pagato un nugolo di avvocati, in Italia e a Panama, e aveva affrontato il processo. In cui aveva dimostrato di essere vittima di un complotto. “Ed è lì che ho avuto paura. Se in primo grado sentivo la vicinanza di tanta gente via social, dopo l’assoluzione sono rimasto solo. Il procuratore che mi aveva fatto arrestare, in aula confessò che le accuse erano false e costruite; le prostitute che sarebbero dovuto essere le mie vittime avevano smentito tutto accusando la polizia di averle costrette a inventarsi tutto contro di me”.
Stefano Conti si aspettava la vendetta di Panama. “Il mio legale panamense venne arrestato e volle lasciare l’incarico per timore; l’avvocata delle vittime, che invece di accusarmi mi aveva difeso, fu licenziata. Gli hotel hanno ricevuto l’ordine di non farmi più entrare, il passaporto non mi è stato restituito per mesi, la mia ragazza colombiana è stata espulsa”. Perché tanto accanimento? “A Panama la prostituzione è endemica, eppure lo Stato riceve soldi dall’Onu per chiudere i bordelli. Non lo fa, ma ogni estate arresta qualcuno per dimostrare che combatte la prostituzione: io sono uno di questi”.
Paura e rabbia
E dunque, “ero spaventato, sono stati setacciati tutti i miei conti per cercare prove che non sono mai emerse”. Intanto i social lo hanno tradito. “Nessuno in Italia mi ha difeso. Quando a fine gennaio ho potuto lasciare Panama, ho scelto la Colombia. Dove vive la mia fidanzata”.
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E adesso? “Sto acquistando i biglietti per farmi venire a trovare dai miei genitori. E sto preparando con gli avvocati la richiesta di risarcimento al governo di Panama. Per i danni finanziari e per quelli esistenziali e psicologici. Ho ancora gli incubi: quando salgo su un aereo rivivo quel giorno di agosto in cui fui tirato giù dalla polizia e mi ritrovai in galera. Ho dovuto anche assumere delle guardie del corpo a Panama. Ora voglio un risarcimento”. Quanto? “Almeno 5 milioni, tenuto conto che ne ho speso uno solo per difendermi in tribunale. Voglio tornare a fare la mia vita”.
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