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La difesa del ‘dottor morte’: “Non ho mai ucciso nessuno, sono innocente e lo dimostrerò”

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01.03.2026

L’ingresso del pronto soccorso dell’ospedale Mandic di Merate e, nel riquadro, Vincenzo Campanile

Per approfondire:

Articolo: Il “dottor morte” al Pronto soccorso di Merate. Bertolaso: “Criticità con le coop”Articolo: Il medico “gettonista” in Pronto soccorso è un anestesista condannato per la morte di 9 pazienti: arruolato e subito sospeso dall’ospedale

Merate (Lecco), 1 marzo 2026 – Sette pazienti morti e una condanna in primo grado a 15 anni e 7 mesi di reclusione aumentata poi a 17 anni e 3 mesi in appello, eppure ancora al lavoro. Presta servizio in diversi ospedali pubblici il “dottor morte“, Vincenzo Campanile, anestesista di 53 anni del Friuli Venezia Giulia, sospeso dal servizio di gettonista al pronto soccorso dell’ospedale di Merate dopo la scoperta dei suoi precedenti penali per omicidio volontario plurimo.

La difesa

Secondo i giudici che lo hanno condannato in primo e secondo grado, tra il 2014 e il 2018, mentre indossava la divisa del 118 di Trieste, avrebbe infatti ucciso sette anziani gravemente malati, iniettando loro dosi letali di Propofol, un potente sedativo. “Non ho mai ucciso nessuno, mi sono sempre professato innocente e lo dimostrerò nelle aule di tribunale”, si difende e sostiene però lui, che nega pure di aver agito per porre fine alle sofferenze di chi, invece, avrebbe dovuto assistere. “Ho praticato sedazioni terapeutiche per curare, non per provocare la morte di qualcuno”, spiega il camice bianco, che da poco è stato reclutato come libero professionista anche per i pronto soccorso dell’Ussl Berica di Vicenza, che conta sei ospedali.

Ricorso

Il presunto “angelo della morte“ ha presentato ricorso contro i precedenti due verdetti ed è in attesa che il suo caso approdi in Cassazione. “Sono innocente fino a prova contraria – insiste –. Non permettermi di svolgere la mia professione senza una sentenza definitiva e passata in giudicato non è costituzionale ed è discriminatorio”. Dopo un breve periodo di sospensione dall’Ordine dei medici della provincia di Gorizia a cui è iscritto, già nell’aprile del 2017 Vincenzo Campanile è stato riammesso all’albo professionale. Il presidente Albino Visintin conferma che al momento non è destinatario di sanzioni disciplinari e che può esercitare la sua attività.

La posizione della Regione

Al pronto soccorso del San Leopoldo Mandic di Merate, dove ha svolto due turni prima di essere sospeso, al momento tuttavia è stato messo alla porta. “È doveroso distinguere con chiarezza tra il principio costituzionale della presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva e l’etica della responsabilità che deve guidare chi opera in contesti delicatissimi come un pronto soccorso – sostiene Guido Bertolaso, assessore regionale al Welfare –. Parliamo di professionisti chiamati a prendere decisioni cruciali con serenità e consapevolezza, in situazioni di emergenza, dove la fiducia dei cittadini e la credibilità del sistema sanitario non possono essere messe in discussione”.

Il ricorso ai gettonisti

Oltre al medico, sotto inchiesta c’è il ricorso ai gettonisti per consentire al pronto soccorso di Merate, come di altri ospedali più piccoli, di restare aperti nonostante la mancanza di medici di ruolo sufficienti. “Questo episodio evidenzia ulteriormente la necessità di superare progressivamente, ma quanto prima, il sistema dei cosiddetti gettonisti nel pronto soccorso di Merate”, conferma Mattia Salvioni, sindaco di Merate. 

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