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Subappalti e contratti pirata, discriminazioni di genere e stipendi che spariscono: viaggio nel labirinto del “lavoro grigio”

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14.03.2026

Dal food all’edilizia, ai metalmeccanici: non c’è un settore indenne dal contenzioso

Per approfondire:

Articolo: Colloqui discriminatori e molestie di ogni tipo: Milano da medioevo sui luoghi di lavoroArticolo: La Brianza a corto di personale: dai falegnami ai meccanici, dai gelatai ai saldatori, non si trovano 12mila lavoratori

Monza – Nel 2025 l’ufficio vertenze Cisl di Monza Brianza ha recuperato per i lavoratori assistiti 4 milioni e 807.978 euro tra pratiche di fallimento e vertenze, con un incremento di circa il 10 % rispetto all’anno precedente. Nell’anno appena passato l’ufficio ha assistito solo per Monza e Brianza 2.093 lavoratori tra vertenze, fallimenti, conciliazioni, consulenze e dimissioni.

Un anno che ha visto una significativa riduzione delle vertenze (760 contro le 1.016 del 2024) mentre c’è stato un incremento delle conciliazioni. “Non che le situazioni conflittuali siano diminuite – osserva Antonio Mastroberti, responsabile ufficio vertenze di Cisl Monza Brianza – ma purtroppo rivendicare in tribunale i propri diritti è diventato più rischioso: negli ultimi anni riscontriamo che in caso di sconfitta sempre più spesso il lavoratore viene condannato a pagare anche le spese legali della controparte per diverse migliaia di euro. È evidente che questo costituisce un deterrente ad intentare causa quando, pur essendoci i presupposti, non ci sono abbastanza elementi per veder accolte le proprie richieste”.

Lavoro

La consulenza 

Questo induce il lavoratore ad accettare un accordo al ribasso, pur di chiudere il contenzioso. E i tempi lunghi della Giustizia scoraggiano i lavoratori ad intentare una causa. La consulenza dell’ufficio permette di avere un’idea approssimativa, sin dall’inizio rispetto al possibile esito della vertenza. I funzionari escludono che la contrazione delle vertenze sia dovuta ad una significativa riduzione del contenzioso e quindi ad un miglioramento delle condizioni di lavoro. Sono sempre numerosi i lavoratori che denunciano ambienti di lavoro tossici, in cui si “ammalano di lavoro”. I casi sono trasversali e riguardano sia aziende di piccole dimensioni che aziende più strutturate, aziende padronali piuttosto che società di capitale.

Il tema della cultura del benessere 

“Manca ancora nelle nostre aziende la cultura del benessere nei luoghi di lavoro – fa notare Mirco Scaccabarozzi, segretario generale Cisl – Tra l’altro, in un periodo storico in cui, in alcuni settori, c’è carenza di personale, soprattutto nella ristorazione e nei servizi alla persona, l’elevato numero di dimissioni costituisce un vero e proprio costo per le aziende. Questo fenomeno, che è esploso dopo la pandemia Covid, comprende sia lavoratori fragili che non reggono più situazioni stressogene, che lavoratori non più disposti ad accettare determinate condizioni di lavoro”.

I contenziosi  

Il contenzioso è più diffuso nel settore dei servizi (37%), seguito dalle aziende metalmeccaniche (23%), nonché nei settori tessile-chimico (11%) e poi dell’edilizia e dei trasporti. Nella ristorazione, denuncia la Cisl, c’è sempre molto lavoro grigio, con qualche lavoratore addirittura in nero. Nel settore dell’edilizia (9% dei contenziosi), spesso i lavoratori vengono pagati a giornate, indipendentemente dalle ore, il tutto in cantieri ove sono presenti una miriade di aziende tra appalti e subappalti, in cui gli operai stranieri, in attesa di permesso di soggiorno, vivono e lavorano in condizioni precarie e vulnerabili.

Nel settore dei trasporti, vista la carenza di autisti, i lavoratori spesso concordano verbalmente delle retribuzioni mensili nette più alte dei minimi contrattuali che poi vengono disattese nel momento in cui il rapporto si incrina. Per esempio, il lavoratore che si ammala vede ridotto il suo stipendio e si rivolge all’ufficio. “Il tema salariale – come sottolinea Scaccabarozzi – è centrale, ma seguito a ruota dall’attenzione alla qualità della vita”. 

I numeri 

Circa 1000 persone all’anno (tra Monza Brianza e Lecchese) si rivolgono all’ufficio vertenze per cambiare lavoro. Il 43% è nella fascia 30-50 anni. Le motivazioni della dimissioni sono legate a condizioni migliorative della qualità della vita che permettono una migliore gestione delle dinamiche familiari. In prima battuta i lavoratori accettano anche situazioni sfavorevoli, ma non esitano a cambiare appena ne hanno l’opportunità. Tanti i ’contratti pirata’ nella ristorazione, che non prevedono permessi, ferie e riposi, soprattutto nei contratti stagionali.

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