Prof accoltellata dallo studente alla media di Trescore, il pedagogista: “Questi ragazzi sono lasciati soli”
Chiara Mocchi (nel riquadro) e la scuola media di Trescore Balneario dove la prof è stata accoltellata
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Il pedagogista Daniele Novara
“Ucciderò la mia insegnante di francese. Le piace prendermi di mira e giustificare la violenza contro di me anche quando ero chiaramente la vittima“. Sono alcune delle parole pubblicate online dal ragazzino. Che cosa raccontano?
“Si tratta di un racconto che non va preso alla lettera, è un tredicenne. È l’età del vittimismo. La cosa tragica è che nessuno si è accorto che non aveva alcuna educazione. Era in una situazione di “depressione educativa”, un deficit educativo enorme, specialmente in termini paterni. Sono tutti concentrati sui comportamenti dei ragazzi, dobbiamo capire, invece, le fragilità dei genitori. In questo caso i genitori erano disinformati. Come è stato possibile che dagli 11 anni questo ragazzino fosse sui social? E che potesse avere un coltello così pericoloso? E che sui social scrivesse quello che scriveva?”.
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Oltre al ruolo educativo imprescindibile della famiglia, quale deve essere il ruolo della scuola?
“In questo momento sopperisce ai deficit educativi dei genitori, lasciati da soli in balìa delle influencer e di TikTok. Gli insegnanti, però, si stanno ritirando nella pura e semplice gestione delle materie, specialmente alle scuole medie. Zaini pesantissimi, continue valutazioni, un senso di incombenza punitiva, come se un ragazzino potesse essere perfettamente in bolla con l’età adulta. Sono pretese assurde! La scuola media, anzitutto, deve essere un apprendimento a vivere, a saper stare con gli altri, a saper gestire un conflitto, riconoscerlo e attraversarlo in modo costruttivo. Non la storia che diventa una serie di date, la geografia, l’apprendimento delle città. Così la scuola fa del male a se stessa e diventa inutile. Ci vorrebbe maggior attenzione istituzionale e una sorta di Piano Marshall sull’emergenza educativa”.
“La mia vita è dettata da adulti a cui non importa di me”. Continua l’adolescente. Da dove nasce la violenza giovanile? “Dall’incapacità di gestire la frustrazione narcisistica. E sicuramente processi educativi sbagliati comportano una difficoltà evolutiva nel gestire situazioni in cui gli altri non ti danno ragione e le aspettative non si avverano. Si entra, così, in uno stato di fibrillazione verso sé stessi o gli altri spegnendo il dolore o eliminando la persona che lo provoca”.
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“Non ho molti amici. Mi piace socializzare ma allo stesso tempo odio uscire”. Quanto influisce l’isolamento virtuale su episodi simili?
“La vera minaccia è proprio l’isolamento, perché questi deliri paranoici diventano realtà. Stare in gruppo è la salvezza a questa età, qualcuno si sarebbe accorto e avrebbe detto: “Ma cosa stai facendo?”. I genitori devono evitare l’isolamento dei loro figli. E, invece, controllano i gruppi e non i contenuti social… questo è drammatico. E poi, sulla nefandezza dei social, siamo ancora fermi all’unico paese al mondo che permette ad un bambino di 8 anni di avere un suo numero di cellulare personale, basta la firma del genitore...”.
Quanto è alto il rischio emulazione?
“Siamo già in un caso di emulazione. Ora spegniamo i riflettori, perchè l’effetto emulazione è la cosa più pericolosa!”.
Un messaggio al tredicenne? “Sei stato fortunato che la tua professoressa non è morta, adesso devi imparare a vivere. Prenditi cura di te stesso ed esci dall’inutile vittimismo. Quando sarai nella comunità cerca di farti degli amici, perché solo liberandoti dal tuo isolamento narcisistico puoi imparare a vivere”.
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