“Con il tycoon siamo oltre l’insider trading. Stare liquidi (o meno esposti) aiuta ad evitare errori”
Operatori finanziari a Wall Street
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SeguiciMilano – Eugenio Sartorelli, trader di fama e membro del board di Siat (la società italiana degli analisti tecnici delle Borse), opera sui mercati finanziari da più di trent’anni e sui listini ha visto un po’ di tutto: la bolla del Nasdaq del 2001, il crack di Lehman Brothers del 2008 fino alle cadute degli indici durante la pandemia Covid19. Le tensioni geopolitiche legate alla guerra in Iran non lo hanno dunque sorpreso più di tanto “se non per una cosa mai vista prima”, dice, “cioè il comportamento del presidente Usa”.
Il trader Eugenio Sartorelli
In che senso?
"Intendo dire che le tensioni internazionali hanno sempre influenzato i mercati. Ma oggi, con Trump, siamo davanti a qualcosa di nuovo. Non tanto per la geopolitica in sé, quanto per il comportamento dell’inquilino della Casa Bianca, molto interessato alla Borsa, probabilmente anche con capitali propri. Si dice che siamo al limite dell’insider trading (lo sfruttamento di informazioni riservate per fare). Più che al limite, direi che siamo oltre l’insider trading”.
Non ci sono mai stati episodi di “mercato pilotato”?
"Sì, dopo gli attentati degli anni Duemila. In quei casi vedevamo che la volatilità sulle Borse non esplodeva e i prezzi non crollavano come ci si sarebbe aspettato. Era evidente l’intervento di un sistema per evitare che chi fosse a conoscenza degli eventi potesse speculare. Anche quella era una forma di manipolazione, seppur con finalità diverse”.
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In queste settimane come si è mosso da trader, Eugenio Sartorelli?
"Quando la tensione saliva troppo, sono rimasto fuori dal mercato. Gli indicatori di volatilità, come il Vix, sono termometri molto efficaci per capire i trend. Quando segnalano stress elevato, è meglio ridurre l’operatività. Stare liquidi, o comunque meno esposti, aiuta a evitare errori”.
Operatori finanziari a Wall Street
Quindi le oscillazioni dei prezzi sono state davvero così vertiginose da quando è scoppiata la guerra?
"In realtà no. Se guardiamo ai dati, la volatilità è stata inferiore rispetto ad altre crisi come quella di un anno fa, determinata dall’introduzione dei dazi. In Europa è salita un po’ di più, in Asia ci sono stati momenti di maggiore tensione, ma complessivamente non siamo di fronte a uno choc paragonabile ai grandi stress del passato”.
Quale crisi ricorda come la più difficile?
"Senza dubbio quella del 2008 dopo il crack di Lehman Brothers. Lì si temeva davvero la chiusura di qualche Borsa e il collasso del sistema. È durata diversi mesi e ha generato una paura molto più profonda rispetto a quella attuale”.
Oggi che scenario stanno scontando i mercati?
"Gli operatori hanno imparato a leggere le mosse di Trump: alza i toni per poi negoziare. In sostanza, molti operatori finanziari non hanno mai creduto veramente agli ultimatum del presidente Usa”.
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Che consigli possiamo dare a chi è preoccupato per i propri risparmi?
"Aumentare la liquidità, per esempio puntando su obbligazioni di brevissima scadenza: servono anche per dormire meglio. Ridurre l’esposizione al rischio non significa uscire completamente dal mercato, ma bilanciare il portafoglio”.
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