Marco Ferdico, l’ex capo ultrà dell’Inter era il pusher di riferimento della ‘ndrangheta per Milano
Marco Ferdico è stato arrestato nel 2024 nell’operazione “Doppia curva"
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SeguiciMilano, 9 aprile 2026 – “Ora se vuole Juventus può picchiare con l’erba (...) se parte il lavoro dell’erba è molto più bello, perché con tremila euro guadagnate mille”. L’uomo indicato come “Juventus” nella conversazione fra Marco Idà, Filippo Mazzotta e Pietro Parisi, tre degli indagati nell’inchiesta della Dda di Catanzaro che ha smantellato le cosche Emmanuele e Idà radicate nel Vibonese, era Marco Ferdico, all’epoca capo ultrà dell’Inter, che successivamente sarebbe finito in carcere nell’ambito dell’inchiesta Doppia curva del 2024 sui business illeciti delle tifoserie organizzate allo stadio di San Siro.
Parisi invitava Mazzotta e Idà, che all’epoca si trovava in Lombardia, a contattare oltre a “Juventus” Ferdico anche Sacha Fortuna, soprannominato invece “il palestrato”, per convincerli ad acquistare marijuana “lemon indoor”, inondando il mercato milanese della qualità più ambita per lo sballo. Quello di Sacha Fortuna non è un nome di piccolo calibro, perché in passato il collaboratore di giustizia Bartolomeo Arena lo aveva indicato come l’uomo che “ha il giro più grosso di cocaina di tutta la città di Vibo Valentia”, protagonista di una “scalata“ criminale che lo ha portato anche a espandersi a Milano, entrando anche nel lucroso giro dello spaccio che ruota attorno alla movida e alle discoteche.
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L’operazione
Storie che si incrociano, in un abbraccio mortale all’ombra dello stadio di San Siro tra leader della tifoseria organizzata interista e clan calabresi con le loro ramificazioni in Lombardia, nell’operazione della Dda di Catanzaro a carico di 54 indagati destinatari di misure cautelari, con al centro le accuse di associazione mafiosa, associazione per traffico di stupefacenti, estorsione, tentato omicidio e reati in materia di armi.
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In carcere
Tra loro c’è anche Ferdico, accusato di associazione di stampo mafioso e associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, che si trova già in carcere ed è tra i cinque imputati per l’omicidio di Vittorio Boiocchi, lo storico capo ultrà nerazzurro ammazzato a colpi di pistola nell’ottobre del 2022 a Milano.
Il 40enne di Carugate è considerato dagli inquirenti il “il pusher di riferimento” nel Nord Italia del locale di ’ndrangheta di Ariola radicato in provincia di Vibo Valentia, in grado di movimentare “ingentissimi quantitativi di stupefacenti” tra marijuana, hascisc e cocaina.
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Spicca, nei comportamenti di Ferdico, un “consolidato know-how delinquenziale” che emerge dalle conversazioni intercettate dalla polizia di Stato. Un romanzo criminale tra la Calabria, con i suoi riti tribali per l’affiliazione e le sue faide omicide, e Milano, città da inondare di droga usando come “ponte“ Ferdico e il giro degli ultrà.
Affidabile
Tra le conversazioni agli atti, un dialogo tra Franco e Marco Idà, che parlano dell’attività di spaccio di Ferdico e lo dipingono come una persona in grado di gestire i traffici senza indebitarsi e rispettando gli accordi, con modalità che si potrebbero definire manageriali. Affidabile, a differenza della sua fidanzata che “parla troppo al telefono” e “racconta tutto ai genitori” rischiando di farsi scoprire.
“L’altro giorno aveva 8 chili di fumo in garage (...) La mattina l’ha venduto”, spiegano riferendosi sempre a Ferdico. E poi: “Oggi ha portato 16.500, ora nella settimana che viene deve darci altri 20.000 (...) ma essendo che la prima volta che siamo saliti si è comportato bene che ci ha tolto quei 10 kg di brutta (...) non gli abbiamo detto nulla e lo stiamo lasciando stare perché è sempre buono averlo”.
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