Il giallo fra Milano e Usa: donna e madre di 7 figli arrestata per una truffa nello Stato dei mormoni
La 50enne originaria della Corea fa parte della comunità dei mormoni
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SeguiciMilano, 15 aprile 2026 – È arrivata in Italia dagli Stati Uniti per un breve soggiorno legato ad attività, a suo dire, della comunità dei mormoni di cui fa parte, lasciando nello Utah il marito e i suoi sette figli. La donna, cittadina statunitense figlia di una coppia fuggita dalla Corea del Sud negli anni ’50 a causa della guerra, è ora coinvolta in un intricato caso giudiziario, con al centro un’accusa di truffa aggravata risalente al 2014 che ha portato al suo arresto non appena è sbarcata all’aeroporto di Malpensa. Un reato per cui, si legge negli atti, secondo il codice penale coreano (la richiesta di arresto era stata emessa a Seoul, città dove sarebbe avvenuta la truffa, ed è rimasta finora pendente) “è prevista la pena massima di 30 anni di reclusione”, mentre invece in Italia è da anni scattata la prescrizione.
La donna è atterrata a Malpensa con un volo decollato da New York
A rigore di legge
Un fattore, quest’ultimo, che ha stoppato per il momento l’estradizione. “I reati risalgono al 2014 e 2015 – si legge nell’ordinanza della quinta sezione penale della Corte d’Appello di Milano, competente sulle estradizioni – e sono ampiamente decorsi i termini di prescrizione pari ad anni sette e mesi sei secondo l’ordinamento italiano, il che costituisce causa ostativa alla consegna”. Un provvedimento che cita anche la Convenzione di Parigi del 1957.
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Ordine di scarcerazione
La 50enne W.E.H. è stata quindi scarcerata accogliendo la richiesta del suo legale (inizialmente era stato convalidato l’arresto) e ora, revocata la custodia cautelare in carcere, si trova in un appartamento che ha preso in affitto a Milano, in attesa di chiarimenti sulla sua posizione. Di che cosa è accusata la misteriosa cittadina statunitense, residente nello Utah, lo “Stato dei mormoni“, e arrivata a Malpensa con un volo da New York? Avrebbe convinto una investitrice coreana a “effettuare 14 bonifici bancari” per un totale di 1,6 milioni di dollari, promettendo lucrosi “interessi mensili” legati a operazioni “immobiliari ad alto rendimento nello Utah”, presentandosi come “una persona ricca e influente” titolare di un “business hotel” negli Stati Uniti. Grazie a queste credenziali, quindi, secondo le accuse avrebbe ottenuto una serie di versamenti tra cui quello più consistente, 1,4 milioni di dollari, “per l’acquisto di un appartamento affermando falsamente che avrebbe generato profitti” con la rivendita.
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Lo sbarco a Malpensa
“Tali dichiarazioni – si legge negli atti – erano consapevolmente false e fatte con l’intento di truffare la vittima poiché la sospettata non aveva né i mezzi né l’intenzione di mantenere le sue promesse”. Quando si è accorta che i soldi non sarebbero tornati indietro, l’investitrice ha sporto denuncia in Corea dando il via all’iter giudiziario che ha portato alla richiesta di arresto eseguita nei giorni scorsi dalla Polaria a Malpensa, durante i controlli agli sbarchi.
La posizione dell’avvocato
“La mia assistita è realmente una imprenditrice con un centinaio di dipendenti – spiega il suo legale, l’avvocato Alexandro Maria Tirelli –, è una madre di sette figli, inserita in un contesto familiare e comunitario fortemente improntato a valori etici e religiosi. La vicenda alla base della segnalazione Interpol attiene a fatti di natura essenzialmente contrattuale. Si tratta di un’ipotesi di truffa che, se valutata secondo l’ordinamento italiano – prosegue – risulterebbe prescritta da quasi un decennio”. Sollecita quindi “le autorità competenti, anche in sede Interpol, affinché tale segnalazione venga revocata”, chiedendo di ristabilire “il primato del diritto su ogni automatismo burocratico”.
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