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Pusher ucciso, nuova accusa della Procura a Cinturrino: “Fece di tutto per non far salvare Zack”

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18.03.2026

Carmelo Cinturrino soccorso dopo la sparatoria

Per approfondire:

Articolo: Carmelo Cinturrino chiede i domiciliari: è accusato dell’omicidio premeditato di Zack Mandouri e indagato per 30 capi d’imputazioneArticolo: “Qui comando io, non Zack”. La legge di Cinturrino a Rogoredo tra pestaggi, estorsioni e arresti illegaliArticolo: La difesa di Carmelo Cinturrino: “La morte di Mansouri? Una tragica fatalità. Grottesche le accuse dei pusher”

Per la Procura, Cinturrino, ora in carcere per omicidio volontario, avrebbe però fatto di tutto perché Mansouri non si salvasse quel pomeriggio del 26 gennaio nel bosco di Rogoredo, aspettando che morisse a terra dopo avergli sparato un colpo alla testa da 30 metri.

Carmelo Cinturrino soccorso dopo la sparatoria

Avrebbe atteso un tempo anche più lungo rispetto a quei 22-23 minuti, calcolati nelle prime indagini, prima di allertare i soccorsi. Nel frattempo organizzando, presenti i colleghi ora indagati, la messinscena della pistola finta vicino al corpo del pusher per accreditare la versione di una legittima difesa. Corpo che avrebbe girato pure a pancia in su per tentare di dimostrare che lo aveva centrato frontalmente e non mentre stava fuggendo.

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Quella finestra temporale molto allargata è stata portata ieri, come dato nuovo, dal pm di Milano Giovanni Tarzia davanti al Tribunale del Riesame, nell’udienza fissata per discutere sulla richiesta di domiciliari dell’ex assistente capo: i giudici si esprimeranno entro i prossimi cinque giorni.

Cinturrino: vendetta degli spacciatori

Rilasciando dichiarazioni spontanee, quindi, Cinturrino ha ribadito una versione già espressa in precedenza, delineando una strategia che punta a mettere in dubbio le testimonianze di pusher o tossicodipendenti che lo accusano di aver chiesto soldi e intascato droga.

Abderrahim Mansouri, pcciso dal poliziotto Carmelo Cinturrino nel bosco di Rogoredo,

"Cinturrino era il nemico pubblico della piazza di spaccio – ha spiegato l’avvocato l’avvocato Davide Giuseppe Giugno, che lo assiste con il collega Marco Bianucci – e alcune dichiarazioni andrebbero pesate e inserite nel contesto. È molto provato e consapevole della gravità dei fatti, ma soprattutto dispiaciuto per la perdita di una vita umana».

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Il 41enne, in carcere dal 23 febbraio, ha spiegato ai giudici di aver sparato perché «avevo paura» e quella «è una zona pericolosa della città”. La stessa «paura» di conseguenze per il suo gesto lo avrebbe spinto, a suo dire, a non chiamare subito i soccorsi e a posizionare una pistola accanto al cadavere di Mansouri. “Non avevo alcun rapporto con lui – ha sostenuto davanti ai giudici – lo conoscevo solo per la sua foto segnaletica. La sua morte è stata una tragica fatalità”.

Nuovo blitz a Rogoredo

Intanto, ieri pomeriggio è andato in scena a Rogoredo un blitz interforze, il primo dopo l’omicidio Mansouri, nelle aree abitualmente frequentate da pusher e tossicodipendenti. A operazione in corso, poco prima delle 17, un uomo non ancora identificato si è lanciato sui binari proprio mentre stava arrivando in stazione un treno dell’Alta velocità: le immagini delle telecamere hanno certificato il gesto volontario, in un punto non interessato in quel momento dai controlli.

 

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