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La riscossa italiana sull’Europa

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04.10.2026

Che cosa deve fare un governo quando l’energia costa un occhio, l’inflazione si mangia gli stipendi e il mondo intorno è in subbuglio? Chiedere il permesso a Bruxelles con il cappello in mano? Il governo ha varato il Documento programmatico di finanza pubblica con quello che serve: uno scostamento di bilancio dello 0,3 per cento del Pil per la difesa e dello 0,3 per l’energia, nel 2027 e nel 2028. Circa quattordici miliardi l’anno. Giancarlo Giorgetti, ragioniere con la testa sulle spalle, ha ammesso che «fare previsioni diventa sempre più complicato». Traduzione: i tempi non sono normali.

Bruxelles non ha neppure aspettato la lettera di Giorgia Meloni, firmata insieme al premier ceco. La portavoce della Commissione ha messo le mani avanti con l’arroganza dei burocrati incravattati: «Abbiamo già dato più flessibilità agli Stati membri». Abbiamo già dato. Bella questa. Come se la flessibilità fosse una mancia e noi i camerieri. Eppure la richiesta di Roma è di un’evidenza palmare: l’inflazione da caro energia è molto più alta di quella messa in conto a Bruxelles, e va riconosciuta come fattore esterno. Non l’abbiamo inventata noi. E pesa, ha detto Giorgetti, «non per noi, per tutti».

Il guaio è che........

© Il Giornale