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Fisco efficiente, ma non liberale

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09.02.2026

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Ci informa il direttore dell'Agenzia delle Entrate, Vincenzo Carbone, che si susseguono i record di recupero dell'evasione: 33,4 miliardi nel 2024, probabilmente 35 miliardi nel 2025. A sua volta l'Ufficio Parlamentare di Bilancio certifica che, se il trend continuerà, il debito scenderà più velocemente, il Pil sorriderà, i conti pubblici respireranno. Tutto vero. Tutto ineccepibile. Tutto, però, tremendamente fuorviante.

Perché questo boom non nasce da un'improvvisa conversione morale degli italiani. Non è figlio di un fisco più equo, più semplice, più leggero. È figlio di un'altra cosa: la sorveglianza fiscale di massa. Registratori di cassa collegati, Pos obbligatori, fatture elettroniche, incrocio sistematico dei dati, algoritmi che segnalano anomalie, lettere di compliance come avvisi di cortesia che suonano molto simili a una diffida preventiva: nel 2026 ne partiranno 2,4 milioni. Un promemoria, ci dicono. Un «controlla se sei stato corretto». In verità è il fisco che ti guarda negli occhi e ti chiede di confessare prima ancora di essere accusato.

Funziona? Sembra di sì. È liberale? No. Il punto politico, prima ancora che economico, è tutto qui. Lo Stato incassa di più non perché chiede meno, ma perché vede tutto. Non perché convince, ma........

© Il Giornale