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Il decreto “ultimo miglio”: la normalizzazione della “deroga” amministrativa

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19.01.2026

Il decreto-legge PNRR che il Governo si appresta ad approvare entro la fine di gennaio, ormai ribattezzato con una formula tanto giornalistica quanto rivelatrice come decreto “ultimo miglio”, rappresenta molto più di un provvedimento tecnico di accompagnamento alla fase terminale del Piano.

Esso si configura, piuttosto, come l’ennesima manifestazione (costante nei governi) di una tendenza strutturale dell’ordinamento amministrativo italiano: la trasformazione della deroga in regola e dell’eccezione in metodo ordinario di governo dei processi complessi.

La retorica dell’urgenza, giustificata dall’allineamento alla sesta revisione europea del PNRR, dalla pressione sulla rendicontazione e dal timore di perdere risorse, diventa così la cornice entro cui si legittima una sospensione selettiva delle procedure, un accentramento decisionale e una compressione sistematica delle garanzie istruttorie che, per portata e stabilizzazione prospettica, travalicano il perimetro emergenziale e interrogano direttamente la tenuta del diritto amministrativo ordinario.

Se c’è un tratto che emerge con nettezza dalla bozza del cosiddetto decreto “ultimo miglio”, è l’idea – ormai sempre meno implicita e sempre più dichiarata – che la macchina amministrativa ordinaria non sia più ritenuta in grado di reggere, nei tempi richiesti, l’attuazione di politiche pubbliche complesse come il PNRR.

La narrativa è, in apparenza, lineare: l’“intensa attività burocratica” necessaria per aggiornare cronoprogrammi, elenchi di interventi, provvedimenti e documenti dopo l’ennesima revisione europea imporrebbe una terapia d’urto; la terapia, però, non è (solo) l’ottimizzazione della filiera procedimentale, bensì la sua sospensione selettiva, attraverso un sistema di deroghe generalizzate, termini compressi, poteri sostitutivi e meccanismi acceleratori che, per quantità e qualità, finiscono per configurare – più che una semplificazione – un vero regime di eccezione amministrativa.

Ed è qui che si innesta il punto centrale: forse non è “l’urgenza” in sé a produrre la deroga; è la burocrazia eccessiva, stratificata e autoreferenziale, che rende l’urgenza l’unica leva politicamente praticabile, trasformando l’eccezione in metodo e la deroga in sistema.

Il cuore del problema, letto in chiave tecnico-giuridica, sta nella torsione del principio di legalità amministrativa e, più in generale, nella ricalibratura del rapporto tra procedimento e decisione. La bozza non si limita a “tagliare tempi”: costruisce una catena di comando che sposta il baricentro verso il centro, valorizzando la........

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