La fobia delle foibe: ogni maledetto anno il ricordo calpestato
La fobia della foiba.
Ogni maledetto anno, da troppi anni, bisogna ricordare che il Parlamento italiano ha varato, nel 2004, una legge nazionale che tutela e riconosce un giorno di celebrazione comune per “conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale”.
Ogni maledetto anno, bisogna sperare che qualche relitto umano non decida di sfasciare, qua e là per l’Italia, una lapide dedicata ai martiri delle foibe o a Norma Cossetto. Un marmo posto lì non per moltiplicare i voti della destra ma a suturare, come possibile, una ferita profondissima.
Ogni anno bisogna sperare che certa pacchiana italianità ci risparmi la gara a chi ce l’ha più grosso, quali morti pesano di più, se quelli di Birkenau o quelli di Basovizza, come se la morte di una madre per mano di un assassino valga meno di quella di un’altra.
Di anno in anno, bisogna sperare che qualche studente di terza media sia riuscito a sentir pronunciare, anche solo per sbaglio, la parola “foiba”.
Anno dopo anno, bisogna evitare di cadere nelle tagliole. Su tutte quella di trasformare la memoria in rancore e il Giorno del Ricordo nel giorno delle polemiche. Ventiquattro ore di pochezza che soffiano via la celebrazione, il raccoglimento, la maturità civile.
Anno dopo anno, occorre alimentare la macchina della documentazione.
Di anno, in anno, serve qualcuno come Toni Capuozzo, giornalista noto al grande pubblico, che ricordi: “Giorno del Ricordo. Pur di scolorire la tragedia delle foibe e il dramma dell’esodo si ricorre a due argomenti: erano pochi, gli infoibati, ed erano fascisti su cui si esercitava una comprensibile vendetta. Oggi voglio ricordare solo una vittima, che da........
