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Remigrazione, inganno generale

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14.06.2026

I fatti di Belfast sono noti, e chi non li conosce se li vada a guardare, perché la realtà va guardata, con pietà ma va guardata. Un sudanese ha provato a segare il collo a un irlandese in mezzo alla strada, con un coltello da cucina, mentre i vicini accorrevano e uno gli rovesciava in testa una badilata per staccarlo dalla vittima. Tutto filmato, tutto rimbalzato sui social fino a venti milioni di occhi, perché oggi nulla accade senza che qualcuno lo riprenda. E qui sta il punto che mi costa di più. L'uomo che impugnava la lama non era un clandestino sbarcato di frodo, ma un rifugiato, uno a cui avevamo aperto la porta noi, venuto a cercare riparo in casa nostra e in casa nostra deciso a portare via una testa. Ripeto la parola perché pesa come un macigno: profugo, non clandestino.

Mi sono tornate alla memoria le immagini dei primi anni Duemila, quando l'islam cominciò ad affacciarsi nelle nostre vite e io le decapitazioni le sbattevo in copertina, prendendomi insulti a camionate, non per il gusto del sangue ma perché davanti a quelle lame bisogna avere paura, una paura intelligente e organizzata, di quelle che ti tengono........

© Il Giornale