La memoria come una clava
Il copione è sempre quello.
Cambiano i volti, gli slogan, le scenografie da corteo, ma la sostanza resta identica: il 25 Aprile non è una festa, è un’arma. E in Italia quell’arma la impugna la sinistra. A volte la nasconde sotto il mantello della riconciliazione, a volte la sguaina e colpisce. Dipende da chi sta vincendo. Ieri – come ogni anno – non eravamo in attesa della memoria, ma degli incidenti.
Non della libertà, ma delle scomuniche. Il tribunale morale si riunisce puntuale. Imputato unico: chi non si inginocchia. E oggi, se non sei allineato all’antifascismo versione pro Pal, non sei solo sbagliato: sei pericoloso. Vedi l’infame trattamento riservato alla Brigata ebraica a Milano, dove è sibilata contro di loro l’atroce contumelia: «Siete saponette mancate».
Eppure si racconta ancora la favola: il 25 Aprile come festa della libertà, della fine della guerra, dell’Italia che riparte insieme. Bello. Da libro Cuore.
Ma è una mezza verità. E le mezze verità sono più insidiose delle bugie: si travestono bene.
La realtà è più ruvida. Subito dopo il 25 Aprile, mentre si celebrava la libertà, si regolavano i conti. Anche personali. Anche miserabili. E dentro quel clima – che ha........
