Gli smemorati del terrore
Walter Tobagi fu ucciso il 28 maggio 1980, poco dopo le undici del mattino, mentre si avviava verso il garage per prendere l'auto. Cinque pistolettate, un commando della Brigata XXVIII Marzo. Arrivo con due giorni di ritardo e non me ne scuso, perché non sono qui a deporre un fiore. I fiori li hanno già deposti il Corriere e la Rai, davanti al busto di via Solferino. Il figlio Luca ha pronunciato le parole giuste: non permettiamo che alla sofferenza si aggiunga il silenzio. Verissimo. Ma il silenzio che mi spaventa è un altro. È che a quella commemorazione mancava l'unico capace di spiegarcela: lui. Walter capiva. Comprendeva ciò che gli stava accadendo allora, e avrebbe compreso ciò che rischia di accaderci oggi.
Confesso un imbarazzo. Dentro di me, al suo nome, si scontrano due uomini. Uno ha voglia di gridare. L'altro di piangere. Provo a tenerli insieme, perché separarli sarebbe già una bugia.
Comincio dal primo. Lo ammazzò un branco di figli di papà convertiti al bolscevismo senza averlo mai letto. Marco Barbone, capo del commando, era figlio di un dirigente della Sansoni; nel gruppo c'era anche il figlio di un celebre critico cinematografico. Un delitto di famiglia, di ottima famiglia. Mi gela il sangue ricordare che Barbone se la cavò con otto anni di carcere e che, scontatane la........
