Ricchi di patrimoni, poveri di futuro
Se un marziano atterrasse oggi in Italia e gli capitasse di seguire un talk show economico in tv, arriverebbe a una conclusione inevitabile: è sbarcato nel Paese più povero d'Europa. Salari bassi, giovani senza prospettive, imprese sotto pressione fiscale, ceto medio in difficoltà. Un Paese in declino, almeno nel racconto pubblico dominato dalle sinistre. Poi, però, quel marziano verrebbe tentato di guardare i numeri. E il racconto cambierebbe. Scoprirebbe che le famiglie italiane possiedono una ricchezza netta superiore a 12mila miliardi (di cui 5.700 miliardi di attività finanziarie). Scoprirebbe che oltre 1.600 miliardi sono cristallizzati nei conti correnti e nei depositi bancari. Scoprirebbe che più del 73% degli italiani vive in una casa di proprietà. E si troverebbe davanti a un paradosso difficile da ignorare: un Paese che si percepisce fragile mentre accumula uno dei più grandi patrimoni privati d'Europa. La domanda diverrebbe inevitabile: chi racconta meglio l'Italia, i numeri o il dibattito pubblico agitato dalle opposizioni?
La risposta è meno rassicurante di quanto ci si aspetti. L'Italia non è un Paese povero. È un Paese bloccato. La ricchezza esiste, ma non si muove. Non si trasforma in investimenti produttivi, non alimenta abbastanza........
