La facile illusione delle accise mobili
Le «accise mobili» tornano improvvisamente di moda nel pieno di una crisi internazionale che ha fatto riesplodere la più classica delle paure energetiche: la guerra che diventa guerra del petrolio. Quando le tensioni geopolitiche incendiano il Medio Oriente, quando i mercati reagiscono facendo schizzare verso l'alto il prezzo del greggio e dei carburanti, nella politica italiana scatta puntualmente lo stesso riflesso condizionato: mettere mano alle accise. È accaduto decine di volte negli ultimi trent'anni e accade ancora oggi, con la proposta rilanciata dalla segretaria del Pd, Elly Schlein. Il meccanismo è apparentemente banale: quando il prezzo dei carburanti sale e lo Stato incassa più Iva, quel maggior gettito dovrebbe essere restituito riducendo le accise. Una soluzione apparentemente di buon senso, perfetta per i titoli dei talk show e per qualche applauso facile. Peccato che, guardata con gli occhi dei conti pubblici, non sia altro che l'ennesima scorciatoia demagogica. Perché ogni euro restituito oggi senza coperture strutturali, è semplicemente debito che si accumula domani. E l'Italia di debito ne ha già fin troppo.
Il punto è che la politica........
